03.11.2018
19:00
Bruno Galvan

A me gli occhi, please...

Che fine ha fatto Diawara? Che fine ha fatto quel ragazzo che stregò la serie A non ancora maggiorenne? Che fine ha fatto quella personalità di battere un rigore in casa del Manchester City? Sono queste le domande che tutti si fanno dopo un'altra prova non proprio esaltante del centrocampista guineiano ieri sera titolare dal primo minuto contro l'Empoli. Appare lontano parente di quel centrocampista che sapeva dettare i tempi e rincorrere con la sua fisicità gli avversari tanto da essere paragonato al suo idolo Yaya Tourè. Ci sta che un giovane (stiamo parlando di un classe 1997) abbia degli alti e dei bassi nel periodo che precede la piena maturità fisica e calcistica, ma con Diawara questa fase di discontinuità sembra essersi accentuata nell'ultimo anno. 

Come parziali scusanti che possiamo dare ad Amadou possiamo sicuramente sottolineare come davanti a lui abbia avuto 'la sfortuna' di avere uno come

Jorginho prima e poi il duo Hamsik-Fabian. Detto questo però, Diawara non ha mai fatto nulla per cambiare le gerarchie che con Ancelotti sono sempre rivedibili e non prestabilite a priori come la gestione Sarri. Dovrebbe metterci energia, cazzimma e mangiarsi (come si dice in gergo) l'erba quando entra in campo, ma si perde per mancanza di concentrazione e poca voglia di combattere. A volte pare capitato in mezzo al campo per caso. 

La maturazione di Amadou, che resta un giocatore dall'enorme potenziale tecnico, passa soprattutto dalla gestione del primo vero momento difficile della sua carriera calcistica. Se si vuole diventare grandi bisogna anche crescere da questo punto di vista. Non è un mistero però che il ragazzo forse non sente la piena fiducia da parte del club e le voci sull'interesse di club inglesi di certo non aiutano.  

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