08.05.2018
19:00
Gaetano Pantaleo
Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, al San Paolo

Mettetevi d'accordo!

Mazzarri, Benitez ed ora Sarri: il film sembra già visto. Così come accaduto con i suoi due predecessori, anche l'ex allenatore dell'Empoli, apparentemente al passo d'addio, rischia di vedere concludersi la sua esperienza a Napoli tra mille polemiche con il patron Aurelio De Laurentiis. Da un lato le ragioni del presidente relative all'utilizzo della rosa, dall'altro le richieste di Maurizio Sarri, che vuole la conferma dello zoccolo duro della rosa e pretende chiarezza su obiettivi e piani di crescita del club.

Dal momento che tre indizi fanno una prova, perché non evitare che episodi come questi possano ripetersi anche con quello che sarà, se dovesse concretizzarsi l'addio del tecnico toscano, il nuovo allenatore del Napoli? Sono tanti i profili che in queste ore vengono accostati alla panchina partenopea ma in ogni caso sono tre i punti di capitale importanza: chiarezza sugli obiettivi da centrare sul campo, che questi siano in linea con l'effettivo valore della rosa (senza pretese eccessive come quella di sfidare una Ferrari con una 500, con tanto di rimbrotto ad obiettivo sfumato al tecnico per il poco sfruttamento dei calciatori, evidentemente ritenuti non all'altezza, a disposizione: come avere la febbre e prendersela con il termometro

) e condivisione su investimenti relativi alle strutture.

In tal senso, Marco Giampaolo sembra avere l'identikit perfetto: viene da una realtà di secondo piano come la Sampdoria, il Napoli sarebbe il punto più alto della sua carriera (almeno fino a questo momento) e probabilmente non avrebbe eccessive richieste. Basta, tutto sommato, non promettergli, né chiedergli, la luna. Discorso più o meno simile per Simone Inzaghi, che ha recentemente incassato anche gli apprezzamenti pubblici di De Laurentiis: viene dalla Lazio, sogna il salto di qualità ed in Italia l'unica società che può garantirglielo, Juve a parte, è per l'appunto il Napoli.

Da depennare, probabilmente, i nomi di Antonio Conte e di Carlo Ancelotti e le ragioni sono le stesse che hanno portato Benitez, di fatto, ad andar via a gambe levate: le strutture non sono da top club e lo stesso vale anche a proposito del budget da investire sul mercato. I top manager vogliono top player e non solo giovani di belle speranze da far sbocciare. Si tratta, dunque, di una pista percorribile solo in caso di una netta inversione di tendenza da parte del club. Difficile, molto difficile, visto che nell'era De Laurentiis il pareggio di bilancio è sempre stato ampiamente prioritario rispetto al conseguimento di trofei

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