Calciomercato Serie A, caso plusvalenze

Sole 24 Ore - Allarme plusvalenze, i club "abbelliscono" i bilanci: rischio bolla speculativa. Juventus da record con 94 mln nell'ultima stagione

01.03.2019
10:00
Redazione

Caso plusvalenze, per la Serie A c'è un nuovo rischio bolla speculativa per i surplus da calciomercato. I club abbelliscono i bilanci con plusvalenze gonfiate

Calciomercato Serie A - Desta preoccupazione il ritorno alle plusvalenze e alla complessa dipendenza dei bilanci da esse. I surplus da calciomercato nella Serie A, secondo un’analisi del Sole 24 Ore, stanno tornando ai livelli della bolla speculativa della stagione 2001/02. Questo crea enorme allarmismo nel settore economico del calcio. 

Le plusvalenze erano pari a 443 milioni nella stagione 2013/14, sono salite a 693 milioni nella stagione 2016/17 e supereranno i 750 milioni nella stagione 2017/18. L'incremento di questa tipologia di entrate in appena un quinquennio è del 66 per cento. Nella scorsa stagione, per esempio, la Juventus ha iscritto a bilancio surplus da calciomercato per 94 milioni, la Fiorentina per 89 milioni, la Roma per 65, la Lazio per 61 milioni, l'Inter per circa 50 milioni, l'Atalanta per 47, la Sampdoria per 38, l'Udinese per 37, il Milan per 36 e il Napoli per 30

Ci si avvicina sempre di più a quota 800 milioni, toccata proprio nella stagione 2001/02. Parametro negativo di riferimento, perché fu quello il preludio di decreti d’urgenza “spalma ammortamenti”, bilanci falsificati e fallimenti di vari club. 

Plusvalenze Serie A, il pericolo bolla speculativa

Sembra essere tornato di moda il medesimo meccanismo. I calciatori vengono acquistati a prezzi sempre più alti, il tutto produce un effetto positivo per chi vende. E la differenza (in maniera semplicistica), tra ricavo dalla cessione e prezzo di acquisto genera una plusvalenza da iscrivere a bilancio (con calcolo di ammortamenti vari). Il problema sorge quando il meccanismo contabile delle plusvalenze può prestarsi ad abusi quando la cessione di un calciatore non avviene a fronte di soldi veri o di scambi basati su valutazioni realistiche, ma di quotazioni fittizie, gonfiate al solo scopo di evidenziare un rilevante provento in bilancio, con la compiacenza del club acquirente (al quale magari restituire il favore subito o negli anni successivi). 

Il processo è stato avviato quando gli introiti televisivi non bastavano più a garantire una fonte di ricavo sufficiente ai bilanci dei club, parliamo della fine degli anni '90. Ecco perchè alcuni club si sono dedicati sempre di più alle plusvalenze da calciomercato

Plusvalenze calciomercato, il caso Juventus

Fanno discutere alcuni colpi di mercato della Vecchia Signora che ha ceduto giocatori per nulla di prima fascia, come Mandragora, Sturaro e Cerri, ottenendo delle plusvalenze considerevoli. 

Chi stabilisce il prezzo di un trasferimento?

Il nodo della questione è tutto lì. Definire il prezzo corretto per un bene, sostanzialmente particolare, come un giocatore. Non esistono algoritmi o parametri in grado di dire a priori qual è il prezzo giusto di un calciatore. Nessun organo inquirente o giudicante - Covisoc, Uefa, Procura - ha insomma gli strumenti per stabilire con esattezza in modo asettico il valore di una transazione. Non parliamo di auto, oro o petrolio per cui esistono listini e criteri oggettivi. 

Plusvalenze da calciomercato: casi di doping amministrativo

Tuttavia, scrive il Sole 24 Ore, laddove emerga un “sistema” volto ad abbellire/correggere i bilanci con cessioni gonfiate o fittizie, le istituzioni calcistiche dovrebbero trovare il coraggio di stabilire nuove e proprie regole di valutazione il più possibile precise e combattere questo “doping amministrativo”. Altrimenti, saranno la crisi di tutto il comparto e i default a catena a presentare il conto. E stavolta potrebbe essere ancora più salato.

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