16 punti dal vero obiettivo

19.01.2020
20:30
Pasquale Cacciola

"Spalla a spalla", un tempo dicevamo così. Ma adesso non resta altro che guardarsele quelle spalle. Non solo perché una di esse si è distaccata - vedi la desolazione di ieri al San Paolo - ma anche perché non può essere altrimenti con una squadra ormai devastata dalla paura. Quota 40 punti e nulla più. Stop. Surreale ma vero. Prima lo si capisce, meglio è per tutti. Perché la caduta libera del Napoli, partita dal sogno scudetto, si è arrestata e assestata giusto sull'ultimo gradino disponibile. 

Ora bisogna guardare in basso. Sdoganiamo la parola retrocessione. Non perché questo possa davvero succedere - non scherziamo, non potrebbe mai per qualità della squadra - ma perché bisogna comunque essere consapevoli di esserci quasi dentro. Anche perché sembra che lo abbia capito più l'ambiente che la squadra stessa. Lo ha lasciato intendere anche Gennaro Gattuso ieri in conferenza stampa: "Forse non tutti hanno capito in che situazione stiamo messi, perché stiamo scherzando con il fuoco". E i fatti dicono che il Napoli, a oggi, si ritrova quasi più vicino alla B che all'Europa. Il Brescia terzultimo, tanto per fare un esempio, è distante appena 9 lunghezze dagli azzurri. Il Cagliari, ultima squadra in zona Europa League, è +6 dai partenopei. 

Il Napoli ha un solo, unico e minimo vantaggio in tutto questo. Evitare l'effetto sorpresa. Ossia arrivare alle ultime 11-12 giornate, comprendere la reale tragedia sportiva che può consumarsi, e lasciarsi sopraffarre dal terrore più totale. E in quel caso, con poco tempo a disposizione, non conterebbe il fattore qualità. Non più. E' così che sono cadute delle grandi inaspettatamente, lo insegna la storia. Si parte sempre da un atto di superbia, dalla totale convinzione di non poter mai rientrare in certi discorsi, per poi finirci risucchiati per la scarsa abitudine.

La benzina psico-fisica è finita. Con un girone d'anticipo, ma lo è. Il Napoli dovrà dunque trascinarsi fino a fine stagione, con i margini di errore però che si riducono al minimo. Adesso bisogna tirare i remi in barca, comprendere la situazione, e arrivare tutti alla riva quanto prima. Poi ognuno per la sua strada a fine stagione.

 E bisognerà farlo davvero. Inutile proporre rinnovi contrattuali a chi è ritenuto colpevole della rivolta: o ci si assume la reponsabilità della vicenda, o si va avanti per la propria strada. Ma ormai è stato superato un limite eccessivo. Ora bisogna chiudere un ciclo e bisogna farlo nel modo più dignitoso possibile.  

Nel frattempo però attenzione, perché il Napoli entra in un nuovo campionato. In una realtà estranea. In questa rosa, infatti, non ci sono giocatori abituati per non retrocedere. E la mancanza di fame e di anima che questa dimostra evidenzierebbe comunque un pesante svantaggio. In Serie A ci resta chi lo vuole. Chi morde, suda e sputa sangue. Tutti elementi che mancano maledettamente in questa squadra.

Lecce-Inter di quest'oggi ne è la conferma. La piccola squadra pugliese, sovrastata dal Napoli lo scorso settembre, che ferma la vice-capolista. E tolte Spal, Genoa e Lecce appunto nettamente inferiori, il resto sono tutte compagini più cazzute. Ovvero Sampdoria, Sassuolo e Udinese. Squadra abituate a soffrire e all'accettazione. Poi restano Fiorentina e Bologna ed ecco che segue il Napoli. Anche l'Hellas Verona - da cui il club vorrebbe prendere altri giocatori dopo Amin Rrahmani - è sopra in classifica. 

Ora bisogna ripartire dagli uomini giusti. Da chi ci crede e ha la mente sgombra da ogni tipo di pensiero e tossina. Non da José Callejon ad esempio - non ce ne voglia, anche perché ha segnato la storia recente del Napoli - e non da Fabian Ruiz. Gattuso faccia giocare chi ha qualcosa da dare. Hirving Lozano per esempio, finora flop ma in leggera crescita, o quell'affamato e dinamico Elif Elmas.

E se è il caso di cambiare anche altri giocatori apparsi piuttosto spenti, lo si faccia. Ora più che mai conterà la quantità alla qualità, e gli inserimenti degli operai Diego Demme e Stanislav Lobotka saranno perfetti in tal senso. Serve fame e senso d'appartenenza adesso. E chi non se la sente, si faccia da parte. Ammettendolo. Ora servono gli uomini (?) ancor prima che i calciatori. Tutto questo è un'offesa alla città che non dovrà mai più ripetersi. 

di Pasquale Edivaldo Cacciola 

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