ESCLUSIVA - Romano: "L'eliminazione col Real ingiusta, strameritavamo di passare! All'andata atmosfera surreale, c'era una tensione palpabile. Vi racconto l'accoglienza che mi riservò Maradona"

14.02.2017
21:00
Gaetano Pantaleo

Poco più di 24 ore e finalmente sarà il momento di Real Madrid-Napoli, la partita delle partite, il vero bivio della stagione azzurra che può proiettare, in caso di risultato positivo, la compagine partenopea in orbita. A distanza di trent'anni, dunque, torna questa sfida e per questo motivo la redazione di CalcioNapoli24 ha contattato in esclusiva uno dei protagonisti di quel duello titanico tra il Napoli di Maradona ed il Real di Butragueno, vale a dire Francesco Romano. Ecco le parole dell'attuale agente, tra gli altri, anche dell'ex Alessandro Gamberini, adesso al Chievo.

Partiamo dal suo approdo al Napoli: come ci si sente, in pochi mesi, a passare dalla Serie B alla Coppa dei Campioni, passando per il primo scudetto della storia azzurra?

“Sicuramente è accaduto tutto in fretta, anche se avevo già giocato la Champions col Milan. Fu velocissimo, un turbinio di emozioni che lasciò il segno. Il primo anno, da ottobre in avanti, fu una cavalcata poi per il Napoli. Per quanto fu emozionante resterà un ricordo indelebile”.

Che atmosfera trovò nello spogliatoio al suo arrivo? C’era l’aria di impresa scudetto?

“Al mio arrivo il momento non era felicissimo. C’era stata l’eliminazione per mano del Tolosa dalla Coppa UEFA ed il pari contro l’Atalanta, non era una settimana entusiasmante. Fui accolto comunque alla grande, sembrava fossi lì da sempre e sentii immediato l’affetto di tutti i compagni. Riuscii a calarmi anche subito nella realtà. Entrai in un meccanismo ben rodato. Qualche mese prima c’era Pecci che faceva il mio stesso ruolo. Diego mi voleva bene, il rapporto tra di noi nacque subito e sono molto grato a lui per quello che ha fatto. Mi fece sentire da subito importante nonostante prima del mio arrivo si parlasse anche di calciatori del calibro di Barbas o di Leo Junior, giocatori di alto livello. Fu una bella presa di posizione la sua, si legò immediatamente a me e per questo mi affibbiò il soprannome ‘Tota’ praticamente subito”.

Lo scudetto all’epoca voleva dire qualificazione in Coppa dei Campioni: sorteggio e subito Real agli ottavi. Quale fu la reazione del gruppo? Cosa passò per la sua testa?

“Sicuramente non destò in noi paura quel sorteggio, c’era la consapevolezza di poter passare il turno, avevamo voglia di giocare partite simili. Per quella di Madrid eravamo vogliosi di scendere in campo, consapevoli della nostra forza. Il risultato fu bugiardo, gli episodi decisero quel match ma non meritammo assolutamente di perdere”.

E a questo punto inevitabile chiederle: cosa provò a scendere in campo al Bernabeu? E’ vero quello che si racconta sugli scontri che avvennero nel tunnel degli spogliatoi?

“Non ci furono sputi al nostro indirizzo come si dice, ma sicuramente la tensione era altissima, si tagliava con un coltello. Sapevamo quanto fosse importante la partita, c’era rispetto reciproco tra le due squadre. C’era davvero tanta tensione. Poi non c’era il pubblico sugli spalti, era tutto surreale: a partire dal sottopassaggio fino ad arrivare all’ingresso in campo. C’era la paura di essere eliminati da ambo i lati”.

Immaginiamo solamente quanto Maradona caricò il gruppo per quella doppia sfida, specie nel ritorno.

“Al ritorno strameritavamo di passare il turno, eravamo nettamente superiori! Passammo dal possibile 2-0 all’1-1, poi la ripresa non fu bella come il primo tempo perché a quel punto ci sarebbe voluto un’impresa. Chi dice che i primi 45’ del Napoli in quella partita furono i più belli della storia non si sbaglia”.

Veniamo ad oggi: il Napoli arriva a Madrid con il ballottaggio Jorginho-Diawara. Lei, che in quel ruolo ci ha giocato, per chi opterebbe? Che gara si aspetta dalla squadra di Sarri?

“Difficile rispondere a questa domanda perché sono del ruolo, la settimana indirizzerà la scelta di Sarri. Sono due ottimi calciatori in ogni caso che sapranno dire la loro in campo”.

Lei ora è un procuratore sportivo e quindi per mestiere cerca talenti. Cruijff ritiene sia fondamentale avere dei ragazzi prodotti nel vivaio in squadra per raggiungere questi traguardi. Non crede che nel Napoli questo aspetto sia un po' marginale?

“Conosco poco la realtà del settore giovanile azzurro, penso che in generale in Italia ci sia in questo momento un’inversione di tendenza con tanti giovani che stanno emergendo. Qui ci sono tanti talenti da inserire nelle prime squadre ed anche da esportare all’estero. Poi è ovvio che si può sempre migliorare, ma la tendenza è quella giusta”.

Chiudiamo con una battuta su domenica. C’è Chievo-Napoli, Gamberini, suo assistito, tornerà ad affrontare da ex gli azzurri. Come è stata l’esperienza di Alessandro qui? 

“Si è trovato benissimo sia in città che in squadra, quel gruppo ottenne grandissimi risultati e lo avevo già istruito io sulla piazza, quindi si trovò avvantaggiato (ride, ndr). Ha dei buonissimi ricordi di quella esperienza e sa che domenica per loro sarà una gara molto difficile”.

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