Damascelli: "Neres e la tribù dimenticata degli artisti del calcio, Ancelotti lo porterà al Mondiale"
David Neres come simbolo di un calcio creativo che sembra appartenere a un’altra epoca. È questa la lettura proposta da Tony Damascelli, che nel suo editoriale dipinge il brasiliano come un talento puro, spesso poco compreso ma capace di lasciare un segno profondo.
Nel suo intervento su Il Giornale, Damascelli racconta il percorso umano e sportivo di Neres, inserendolo in quella che definisce una vera e propria élite dimenticata. “David Neres appartiene alla tribù dimenticata e trascurata degli artisti del calcio, è cresciuto estasiato da Ronaldinho e Messi”, scrive il giornalista, ripercorrendo le tappe di una carriera costruita tra talento e adattamento.
Dall’esperienza in Olanda con l’Ajax, passando per le difficoltà vissute in Ucraina a Donetsk, fino alla rinascita in Portogallo con il Benfica, il brasiliano ha attraversato contesti molto diversi tra loro. “Ha attraversato terre olandesi, Amsterdam, l’Ajax e pure i cieli neri di bombe di Donets”, sottolinea Damascelli, ricordando anche il breve incrocio con Roberto De Zerbi allo Shakhtar. Lisbona diventa poi il luogo ideale per ritrovare continuità e serenità, anche grazie a una maggiore affinità culturale e linguistica.
Non mancano i riferimenti agli anni più incerti, tra episodi curiosi e scelte di vita. “Erano tempi non ancora certi, i capelli tinti di viola, la gaffe con l’allenatore della nazionale Tita”, scrive Damascelli, ricordando l’episodio della convocazione mancata per una telefonata ignorata. L’arrivo a Napoli viene descritto come una svolta: “Napoli è l’approdo sull’isola del tesoro”.
Lo sguardo finale è proiettato sul futuro e ha un nome preciso: Carlo Ancelotti. “Adesso c’è un ‘ex napoletano’ pronto a sfruttare il patrimonio, Carlo Ancelotti lo porterà al mondiale. Il cerchio si chiude”.