Virtus Entella, il presidente Gozzi: "Posizione miope dell'AIC, per salvare il calcio italiano bisogna concludere i campionati"

05.04.2020
00:50
Redazione

Gozzi dell'Entella parla del calcio italiano e del ritorno in campo post Coronavirus

Notizie calcio - In diretta a ‘Punto Nuovo Sport Show’, trasmissione con Umberto Chiariello in onda su Radio Punto Nuovo, è intervenuto Antonio Gozzi, presidente Virtus Entella:

“C'è preoccupazione generale per il calcio italiano, perché la vicenda Coronavirus è caduta su un settore già debole. Non bisogna mai dimenticarsi che il calcio italiano soffre da diversi anni, dal punto di vista economico: la maggior parte dei club chiudono il bilancio in perdita. La vicenda della fermata e dell'incertezza su quando si ripartirà, desta preoccupazione. Non si sa se DAZN e Sky continueranno a pagare, se ci sarà un introito dal botteghino e tutto ciò spinge per cercare di fare il migliore sforzo per cercare di concludere la stagione, magari anche a Luglio, ma provare a chiudere la stagione per ottemperare agli obblighi dei vari contratti. Se un sistema come una sub fornitura elettronica italiana, fondamentale per l'industria tedesca – settore che rappresenta una delle eccellenze del commercio italiano – va in crisi, c'è rischio di essere scalzati dalla competizione di altri Paesi che continuano a lavora. L'industria tedesca continua a lavorare e se continuano, hanno bisogno di componenti, rivolgendosi in Italia non li trova, li cerca altrove. Il calcio italiano non è la situazione forte, solida, di eccellenza della meccanica e meccatronica italiana, negli ultimi anni il calcio italiano rispetto a quello spagnolo, tedesco, francese ed inglese, è in difficoltà. Quando arrivando ulteriori difficoltà su un settore già debole, è pericoloso. Osservazione miope dell'AIC, perché non tiene conto di ciò che sarà il calcio italiano dopo, c'è un problema di caduta verticale degli incassi. Ho fatto una previsione, e spero di sbagliarmi, ma non so quando si vedranno gli stadi pieni: temo che se ne parlerà quando ci sarà il vaccino, secondo me. Dovremo vivere a lungo col virus e la convivenza consente – in misura di sicurezza – di far ripartire le fabbriche, ma non di assembrare così tante persone in uno stadio. Il calcio a porte chiuse devalorizza il settore ulteriormente, non è per niente la stessa cosa. Serie B e Serie C molto diverse, la prima vive sulla mutualità e diritti televisive, le risorse a disposizione sono già insufficienti, tant'è che si cercava di ragionare continuamente su come aumentare i ricavi. Il problema è che il rapporto costi-ricavi è sempre negativo, chiudendo bilanci in perdita, gli imprenditori oggi sono concentrati a non far fallire le proprie aziende principali. Siamo in questa situazione e c'è bisogno di sacrifici e sforzi da tutte le componenti disponibili, altrimenti moltissimi club sono destinati al fallimento e quindi disoccupazione dei giocatori. Il tema principale è salvare il calcio, sicuramente alcuni calciatori di Serie B e quelli di Serie A sono strapagati ed è nel loro interesse chiedersi come poter partecipare ad uno sforzo di mantenimento del calcio italiano. La Serie C è in una situazione difficilissima, molti vivono facendo giocare i giovani. Ferrero? Probabilmente ci sono delle valutazioni soggettive che tengono conto di cose che non sappiamo. Non voglio essere critico, capisco che quando i club sono in difficoltà la tendenza è pensare a sé stessi e non al sistema, quindi non so se è questa la ragione della posizione di Ferrero. Potrebbe essere che sono solo posizioni previgenti di chi ritiene che sarà difficile ripartire per questa stagione, non siamo in una situazione in cui i contagi sono in caduta verticale. Non sono un medico, ma se ho capito qualcosa, ci siamo stabilizzati su un numero molto elevato di contagi, terapia intensiva e decessi. Minaccia UEFA al Belgio? E' un ragionamento che vale per le Leghe, gli organismi collettivi hanno un senso se riescono ad uniformare gli atteggiamenti degli associati. La posizione dell'AIC è miope perché non si rende conto che ad Aprile moltissimi club non sono più in grado di pagare gli stipendi ai calciatori e poi farebbe molto bene di accettare di sedersi ad un tavolo e fare accordi ragionevoli con i collettivi, altrimenti ci sarà la tendenza delle società di camminare da sole. E' un grande boomerang per loro, i club più deboli rischiano di non avere la forza per fare niente. Se facessi il sindacalista dei calciatori cercherei di capire la gravità della situazione e accetterei di buon grado di ascoltare le associazioni".

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