Corbo: "Rimonta ancora possibile, ecco perché Sarri sfida la squadra. De Laurentiis sostiene il suo allenatore"

07.12.2015
09:50
Redazione

Tra i 6 milioni di tifosi nel mondo c’è uno che nel suo Napoli crede ancora, più di prima, più di tutti. Si chiama Maurizio Sarri. Dopo la vittoria con l’Inter e il sorpasso spense il temerario entusiasmo di quella notte magica. «Non ho i punti della salvezza, figuratevi se parlo di scudetto». Ma ieri si è rivelato. La sua intervista segna un punto di confine nei rapporti con i giocatori: basta, seguite me o tornerete i gusci vuoti di un anno fa. Ci vuol coraggio per tanta durezza con giocatori ubriachi di elogi. Dopo la falsa partenza (1 sconfitta e 2 pareggi) avevano infilato il miglior parziale della serie A: 29 punti su 33, fino allo stop di Bologna. Che cosa spinge Sarri ad annunciare un brusco confronto nel segreto degli spogliatoi, a rompere i patti dell’ipocrisia come avviene altrove? Ecco, crede nel suo lavoro come nelle risorse dei giocatori, crede nella loro disponibilità alla fatica, crede nell’innovativo esercizio tattico. Sperava e spera di far vincere finalmente qualcosa a Napoli. Forse ha intravisto il calo di tensione fin dalla settimana scorsa, non solo sul campo dove il Napoli è apparso presuntuoso, svogliato e fragile come una cricca di gradassi. Ex poveri che scoprono la ricchezza, e cambiano da un giorno all’altro, sdraiandosi sulle vanità di chi non sa più vivere e vincere. Le immediate scuse di Reina, il gentiluomo con i guanti, confermano che la sbornia di elogi ha dissolto l’umiltà, la coesione tattica, quella grinta che portava il Napoli a essere primo in ogni contrasto e intercettare le seconde palle. Occupava senza danni la metà campo degli avversari, era quello il Napoli. Sarri è andato allo scontro. Si è giocato tutto in un giorno: si piegano i giocatori o si spezza lui, si cancella subito la pessima immagine di Bologna o si entra nel tunnel di ripicche e sabotaggi, come nelle peggiori ciurme del calcio moderno. Prevale la prima ipotesi, perché Sarri ha conquistato una straripante credibilità, perché almeno Higuain e Reina sono dalla sua parte, e tutti li seguiranno. In questo passaggio cruciale della stagione conta anche la società. De Laurentiis ha logica e cultura d’impresa, non solo sosterrà l’autore di un piccolo capolavoro che rilancia quotazioni dei giocatori e prospettive di fatturato, ma non farà nulla per impedire il nuovo decollo. Sta con Sarri. Al contrario di quanto fa trapelare, ha tre buoni motivi per investire. Rafforzare il potere contrattuale con attuali e nuovi sponsor, consolidare il ritrovato rapporto con i tifosi, operare finalmente con un manager abile. Cristiano Giuntoli venderà i doppioni che un tempo il Napoli non riusciva neanche a regalare, per poi puntare su ricambi di qualità, che abbiano talento e futuro, utili subito e in prospettiva. Proprio Bologna spinge sul mercato. Si sente dire: Sarri come Mazzarri crea i titolarissimi. Ma non accade più che un logoro Pandev possa murare vivo il verde talento Insigne. Chi lascia fuori Sarri? Il primo gol è segnato da Destro in tandem con il pessimo Mazzoleni, ma Koulibaly e Albiol erano troppo in disordine per vantare un fuorigioco netto. Erano affidabili fino alla vittoria sull’Inter. Se Hysaj girato come un involtino da Rizzo affanna, non vale più di Maggio. Se Callejon sbaglia sotto rete, si ricordi che manca un esterno destro, e copre tutta la fascia, laddove nel biennio scorso ripartiva da metà campo. Se la fase difensiva era migliorata lo si deve al suo sacrificio, se boccheggia un motivo c’è. Jorginho circoscritto da uno straordinario Djawara paga il suo gioco ormai risaputo, e Sarri dovrà studiare qualcosa di nuovo al centro. Hamsik è forte quando la squadra si sbilancia nel pressing alto, ma non è andata così, era giocoforza venti metri dietro, ostruito da Taider. Irriconoscibile Allan, svagato Insigne. Si capisce come perda il sorriso anche un bomber da Pallone d’oro. Higuain scoppiava d’ira, neanche i due gol carichi di rabbia l’avranno placato. La Roma chiarirà gli ultimi dubbi

Fonte : Repubblica
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