Corbo: "Sarri si abitui al grande club e tuteli i suoi campioni azzurri"

23.11.2015
09:40
Redazione

La maturità del Napoli è in un dettaglio: senza un filo di emozione alle 14.20 si sistema in vetta, segue con indifferenza la concitata rimonta della Fiorentina, per attendere quindi tranquillo il finale dell’Inter. Da un campionato all’altro non ha solo sei punti in più, ma si è liberato di una insidiosa sindrome. Si caricava di pathos quando il campionato gli offriva opportunità esaltanti, per fallirle con odiosa puntualità. Oggi non si pone obiettivi urgenti. La sua prua va dritta su orizzonti lontani. Ha stazza e carburante per navigare. Fila liscio anche contro l’arrugginito catenaccio di Mandorlini, mentre Verona si distrae: meglio insultare Insigne e i napoletani piuttosto che riflettere sulla probabile B. Povero calcio. I gol offrono due nomi e due storie. La rivincita multipla di Insigne, la conferma del valore di un irriconoscibile Higuain: sarà pure stanco dopo aver giocato due partite in Sudamerica, ma riesce a segnare e vincere con il suo trascinante entusiasmo. Prima si disperava per i gol falliti, oggi si rivolge ai compagni per elogiarne l’assist. Quello del raddoppio gli è arrivato proprio da Insigne, splendida coppia. Irresistibile in una gara complessa. Con il Verona che schiera un 6-3-1 deformato dalla paura. Solo tre volte supera la linea di metà campo. Mandorlini lascia infatti l’irrisorio Pazzini in avanti, con Juanito Gomez a sinistra applicato anche in fase difensiva, un pendolo su e giù tra Callejon e Hysaj. Lo stesso fa a destra Jankovic. Ai quattro della difesa si aggiungono i due esterni, manca solo la Protezione civile. Al centro, poco più avanti, altri tre: Greco con Checchin a destra e l’islandese calvo Hallfredsson a sinistra. Lasciano i mediani liberi di costruire, sperando che nulla possano contro un muro. Questo Verona massiccio e tozzo, disposto in orizzontale. Sarri sposta quindi Insigne dietro Higuain per dare più forza d’urto al centro. Ma nel primo tempo il traffico crea solo ingorgo, perché si riversa in avanti anche Hamsik e nella zona sinistra lasciata libera da Insigne non avanza Ghoulam. La costruzione si rivela fragile appena Insigne raggiunto da Hamsik indovina un diagonale corto sul palo interno. Mandorlini, bianco e trasognato come il nonno di Heidi, invecchia di cent’anni. Ma Insigne è l’unico italiano nel miglior triangolo offensivo della serie A con Hamsik e Higuain. Domanda: è tollerabile l’emarginazione di Insigne in Nazionale, in una fase ingloriosa e vicina agli Europei? Sarri ha ancora una volta polemizzato con l’usura dei suoi campioni per gli impegni nelle nazionali. Ad Empoli non aveva questi problemi. Comuni invece a tutti i tecnici di grandi club. Lo è anche Sarri, adesso. Alle battaglie sui massimi sistemi preferisca la tutela di Insigne. Più che le frasi dei veronesi, è inammissibile l’ostilità di Conte. Sottrae un talento puro non ad un suo club, ma alla squadra di tutti gli italiani.

Fonte : Repubblica
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