Eroe Rafael: "Il meglio dovrà ancora venire, aspettatevi emozioni più forti". Poi la preghiera a fine partita

23.12.2014
12:30
Redazione

Davanti a Gigi Buffon, un mito, in una serata diventata tutta sua, dopo 120 minuti di emozioni e tensioni. “Ma il meglio dovrà ancora venire, aspettatevi emozioni più forti”, avrà pensato Rafael Cabral, 24 anni, alla sua seconda stagione al Napoli, la prima da titolare, quando si è passati ai calci di rigore. La notte di Doha gli resterà attaccata alla pelle per sempre, gli ricorderà l’impresa contro i campioni d’Italia. Si, proprio lui, contestato e criticato senza sensibilità negli ultimi mesi, si è saputo riabilitare agli occhi di chi non gli ha mai perdonato niente. Ha consumato la sua rivincita in un momento importante per la storia del Napoli: battendo la Juve, il club ha conquistato la seconda Supercoppa, la prima dell’era De Laurentiis, sempre contro lo stesso avversario. 

NELLE SUE MANI Si è affidato il Napoli per contendere il trofeo ai campioni d’Italia. E si è superato. Non solo è stato decisivo nei tempi regolamentari, compiendo due prodezze su Tevez e una su Lichtsteiner, ma è stato determinante ai calci di rigore. In quegli interminabili minuti non ha perso la concentrazione, raccolto nei suoi pensieri, respingendo gli avversari man mano che si avvicinavano al dischetto. Ha prima saputo ipnotizzare Giorgio Chiellini, respingendogli il tiro: se non l’avesse fatto, la Juve avrebbe vinto. Poi si è ripetuto su Padoin, consegnando il trofeo nelle mani di una città che ha vissuto con trepidazione l’evolversi della conquista. 

IL BALLETTO E’ iniziato quando si è passati ai calci di rigore. Rafael si è mosso continuamente sulla linea della porta, a Tevez e Vidal ha addirittura indicato dove avrebbero dovuto calciare. L’Apache è caduto nella trappola e - deconcentrato - ha sbagliato sparando sul palo opposto. «Mi sono sempre comportato così quando ho subito un rigore. Sono felice perché ho dato il mio contributo. I risultati altalenanti dipendono dalla nostra concentrazione. Purtroppo in campionato abbiamo perso tanti punti, stiamo cercando di trovare un equilibrio. I rimpianti per Reina? La vita è strana, io sto cercando di migliorarmi ogni giorno, di fare meglio con umiltà e sacrificio. Le critiche? Non era facile rientrare dopo un infortunio, ma servono anche quelle, mi aiutano a crescere e le accetto con umiltà». 

IN PREGHIERA Ha avuto giusto il tempo di alzare lo sguardo al cielo, Rafael, e accennare una preghiera prima di essere sommerso dall’abbraccio dei compagni. La sua fede in Dio lo caratterizza, non c’è momento della giornata in cui non ci sia un attimo di preghiera e ringraziamento. Anche ieri, prima, durante e dopo la gara. 

Fonte : Gazzetta dello Sport
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