"Ne**o di m**da, ridammi i Marò": confermate dieci giornate di squalifica per il figlio di Bargiggia

14.05.2016
01:30
Redazione

"N... di m..., ridammi i marò". E' questa la frase che ha portato alla squalifica di 10 giornate per Luca Bargiggia, calciatore che milita in Lega Pro con la Clodiense. Il giocatore è stato sanzionato per l'episodio accaduto nel match contro la Virtus Castelfranco lo scorso 20 marzo. Inutile il ricorso alla Corte d'appello della Figc. La vicenda ruota attorno alla frase indirizzata ad un avversario e citata dall'arbitro nel suop rapporto: "Che c…. vuoi n... di m…., ridammi i marò". Nel ricorso, si legge nel comunicato con cui è stato ufficializzato il verdetto, la Clodiense ha evidenziato che "l'atleta apostrofato non è 'di pelle nera ma di colore olivastro', come precisa il supplemento di rapporto, sicchè tale espressione non sarebbe insulto per motivi di razza, colore ed origine territoriale, bensì un semplice 'intercalare di routine'. Inoltre, la mancanza di contenuti offensivi per motivi etnici sarebbe confermata dal richiamo alla 'restituzione' dei marò, costituente semplice insulto d’impeto, mentre, a fini sanzionatori, la frase ingiuriosa dovrebbe venire espressa consapevolmente per finalità discriminatorie". Il ricorso è stato discusso il 14 aprile e Bargiggia ha negato "aver pronunciato la frase incriminata", "assicurando di non nutrire alcun sentimento razzista". A parere della Corte, però, "il reclamo non merita accoglimento". La Corte, si legge nel comunicato, "ritiene pienamente sussistente la sanzionata natura dell'insulto: proprio il colore olivastro, non nero, della pelle dell’atleta oltraggiato dimostra che l’espressione era stata pronunciata con l’intento di offendere, altrimenti non si comprenderebbe il motivo per cui la stessa sarebbe stata rivolta dal Bargiggia al calciatore avversario". "La circostanza che alle parole offensive sia stato soggiunto 'ridammi i marò' -inoltre- non attenua la valenza denigratoria della precedente espressione, anche perché l’evidente richiesta di 'restituzione' alla propria persona (“ridammi”) è del tutto priva di senso logico".

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