"Come si fa a non avere nostalgia di Napoli?": Buonocore, l'amicizia con Floro Flores e le lacrime da Wolfsburg al 'Paradiso'...

22.04.2015
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Redazione

di Claudio Russo – twitter:@claudioruss

Dici Wolfsburg e pensi Volkswagen, una cittadina-azienda nel mezzo della Germania. Immersa nel verde che racchiude uno dei capisaldi dell'automobilismo mondiale ed il suo giocattolo calcistico. Dici Wolfsburg e pensi Napoli, un binomio quantomai d'attualità che giovedì sera si dividerà per ritrovarsi chissà quando. Un binomio pronto a dividersi alle porte della semifinale di Europa League, ma che conserva al suo interno almeno un paio di collegamenti che nessuno potrà mai sciogliere.

Campionato 2000-2001, l'ultimo di A per il Napoli prima del fallimento. Mercato estivo, arriva un giovane argentino di belle speranze dallo Sporting Lisbona: bassino, rapido, una delle poche note positive di quella stagione. Un giovane che gioca 28 partite in tutto prima di tornare in Portogallo per altri tre anni e finire, un quadriennio sano, al Wolfsburg. Toh, che coincidenza. Quel giovane si chiamava Facundo Quiroga.

Parlavamo di un paio di collegamenti calcistici, Quiroga è il primo. Nel frattempo, sempre agli inizi degli anni 2000, si affaccia nella Primavera del Napoli un giovane mediano che tenta la scalata al calcio che conta ma in un teatro disastrato come quello del Napoli di Corbelli e Naldi destinato a sparire sotto un mare di debiti. Scherzo del destino, l'opportunità non arriva mai. Zero presenze in prima squadra, purtroppo. Cosa accomuna questo ragazzo con Wolfsburg, direte voi. Beh, semplicemente Giampiero Buonocore a Wolfsburg ci è nato.

Ci è nato e ci è tornato dopo una lunga carriera che lo ha visto crescere nelle minors italiane, tra Nocerina, Carrarese, Giugliano, Quarto, Genzano, Sant'Antonio Abate e Teramo. Più una capatina al Coventry, in Inghilterra. "Sono stato legato contrattualmente al Napoli fino al 2004, pur non giocando una partita in prima squadra" racconta a CalcioNapoli24 Giampiero Buonocore, ma è soltanto l'inizio della storia.

Il calcio non è eterno, la Volkswagen decisamente può dare più sicurezze. Ed è per questo che Giampiero è tornato in Germania, a casa sua: "Sono nativo di Wolfsburg, qui oltre a giocare a calcio in quarta serie ho avuto una buona proposta di lavoro nel reparto logistica della Volkswagen". Altro che le minors italiane, che peraltro negli anni sono peggiorate tra penalizzazioni e fallimenti anno dopo anno.

Un pensiero ricco di nostalgia sarà corso subito al momento del sorteggio, a Giampiero così come ai tanti napoletani emigrati in Germania in tutti questi anni e ad un passo dal realizzare il sogno di rivedere i propri colori e poterli toccare con mano. Poi, ovvio, le speranze erano altre: "Mi auguravo questo sorteggio tra Napoli e Wolfsburg più in finale, ma per me è stata una gioia immensa rivedere vecchi amici, tra cui il segretario Alberto Vallefuoco ed il fotografo Pietro Mosca". E la partita? Perchè alla fine nessuno si aspettava questo 1-4 in trasferta... "Il Napoli ha fatto una grandissima partita, invece il Wolfsburg ha beccato la classica giornata no". Un match che ha visto Buonocore, l'uomo che lega Napoli e Wolfsburg, trattato con cura:

"Ho visto la partita nella VIP Lounge della Volkswagen-Arena, invitato dai responsabili del Wolfsburg". Non metteremmo la firma su una eventuale non-esultanza ai gol degli azzurri, d'altronde la maglia azzurra è difficile da togliere.

"Come si fa a non avere nostalgia di Napoli, una città meravigliosa con gente bellissima" ci racconta Giampiero, chissà che non gli scappi anche una lacrima quando ci scrive queste cose. Certamente non è meraviglioso, assolutamente no, il clima che si respira all'interno degli stadi italiani: "Purtroppo in Italia non e' possibile andare allo stadio con la famiglia, mi riferisco ovviamente agli ultimi episodi negativi successi negli stadi italiani". Come dargli torto, in Italia sarebbe stato digerito con moltissima fatica un 4-1 casalingo in Europa.

Ma Napoli è anche ricordi d'infanzia, pensieri che tornano a quasi 15 anni fa, a compagni di squadra con i quali è cresciuto e ha condiviso le prime gioie in carriera. Platone, Flaminio, Alboretti, Strazzullo, Dentale. Uno su tutti quell'Antonio Floro Flores che da Napoli partì, per non tornare più, verso Sampdoria e Perugia fino ad arrivare a Sassuolo: "Antonio è un ragazzo eccezionale, noi ragazzi di quel settore giovanile del Napoli ancora oggi abbiamo un legame straordinario". Un legame che va oltre il calcio e va oltre il degrado delle strutture che li ospitavano.

Gli mandiamo il link del nostro viaggio all'interno di ciò che rimane del Centro Paradiso. Le strutture e i campi che hanno visto allenarsi Diego Armando Maradona e Antonio Careca, i grandi della storia azzurra. Ma anche Antonio Floro Flores e Giampiero Buonocore, i ragazzi che volevano farcela a tutti i costi. Che effetto fa vedere una situazione del genere? "Il Centro Paradiso è ridotto così? Mi piange il cuore vedere queste immagini...", e allora certe volte è anche superfluo andare avanti perchè una roba così fatichi a riconoscerla, lì dove hai coltivato il sogno di diventare calciatore.

Ma la vita va avanti, Giampiero lo ha capito: "Nostalgia di Napoli e dell'Italia? Ricordo la mia esperienza con un occhio piangente da una parte, perchè di occasioni perse ce ne sono state, ed uno ridente dall'altra perchè ho provato la gioia d'aver conosciuto tante persone straordinarie". Gli amici vanno oltre il terreno di gioco, vanno oltre i novanta minuti delimitati dai fischi dell'arbitro. Sono quelli che ti porti appresso per tutta la vita, come il pallone che lo stesso Buonocore calcia ancora: "La U.S.I. Lupo Martini Wolfsburg per me è come una famiglia, nella prossima stagione sarò sia allenatore che giocatore. Magari sarà un trampolino di lancio, sperando di poter ritornare al più presto a Napoli...". E allora Ich drücke dir die Daumen, Giampiero Buonocore. Da Wolfsburg a Napoli e ritorno: tra un quarto di finale di Europa League, un ricordo dei vecchi tempi e la Volkswagen nel futuro. Ma in tutto questo, alla fine, anche Facundo Quiroga ne aveva una di Volkswagen? Chissà...

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