De Laurentiis 'chiama' i napoletani nel club: l'idea alternativa per aumentare il fatturato passa per cinque punti. Il modello spagnolo può darci un Napoli europeo
di Bruno Galvan, twitter: @BrunoGalvan85
La nuova mission di Aurelio De Laurentiis è aumentare il fatturato del club aprendo ad un coinvolgimento popolare dei tifosi napoletani.. Questa tipologia societaria, si è molto diffusa in Spagna ed anche in Sud America dove c’è un forte spirito d’appartenenza fra la squadra di calcio e la tifoseria. In questo caso però stiamo parlando non più di coinvolgimento popolare ma di un vero e proprio azionariato. Sono molteplici gli esempi in Europa, l’ultimo in ordine di data è quell’Athletic Bilbao che ha sbattuto fuori il Napoli nel preliminare di Champions ad agosto. Il progetto di Aurelio De Laurentiis è quanto mai chiaro: mantenere le quote di maggioranza nella SSC Napoli cercando di diversificare le fonti di finanziamento per accrescere il fatturato e colmare il gap con le rivali italiane.
La maggior parte dei club che hanno al proprio interno questa forma di finanziamento, hanno al proprio una diversificazione dell’attività svolta, nel senso che non fanno solo calcio ma espandono i propri orizzonti anche in altre attività agonistiche come ad esempio il calcio femminile ed il basket. Inoltre tutti questi club sono dotati di strutture proprie e fidelizzano i tifosi con benefit e vantaggi importanti nella vita di tutti i giorni. Ad esempio chi è socio dell'Athletic ha dei tassi agevolati su prestiti o mutui chiesti a banche locali, oppure riceve biglietti omaggio per le gare più importanti. Basti pensare che quando fu inaugurato il nuovo San Mames nel ritorno del preliminare di Champions contro il Napoli, il club basco aprì lo stadio gratis a tutti i suoi soci. Inoltre come strumento di democrazia aziendale, ogni cinque anni viene eletto un nuovo presidente esecutivo votato dalla maggioranza dell’assemblea.
Tutte queste prerogative rendono l’idea di De Laurentiis affascinante e innovativa per il calcio italiano, ma che al momento risulta difficile da mettere in atto per una serie di motivi. In primis, il Napoli non ha una diversificazione dell’attività sportiva e nemmeno una struttura di sua proprietà. A questo va aggiunto anche il fatto che Aurelio ama una struttura societaria monocratica e difficilmente accetterebbe un rappresentante eletto dall’assemblea degli azionisti esterni. In un periodo di crisi, nonostante l'amore che la città nutre verso il club, nessun cittadino napoletano tirerebbe fuori cifre importanti per poi non avere benefit come li hanno altri che partecipano alla vita del club. Chi mai contribuirebbe ad una quota annuale senza poter esprimere il suo voto o parere sulla gestione societaria? Tuttavia, bisogna fare un plauso alla società che è riuscita ad aumentare il fatturato puntando su un merchandising ricco che pervade il tifoso in ogni aspetto della vita quotidiana. Ma non può bastare. La proprietà del Napoli dovrebbe innanzitutto dotarsi di partenrs economici forti in modo da offrire benefit interessanti e non legati a sponsor istituzionali oppure al cinema. Da questo punto di vista si stanno facendo passi importanti visto l'accordo fatto fra la Regione e il Napoli sullo spot contro la Terra dei Fuochi. A Napoli ci sono due realtà in emergenza come il basket ed il calcio femminile, De Laurentiis potrebbe rilevarle ad un prezzo irrisorio ed accorparle all'attività di base aziendale iniziando un progetto alla 'spagnola'. Proprio il numero uno azzurro qualche tempo fa, disse che aveva intenzione di creare una squadra femminile come ci sono in Germania ed in altre parti d'Europa. De Laurentiis non è nuovo a questi slanci interessanti imprenditoriali, ma spesso le sue idee o rimangono fumo oppure cozzano con una realtà italiana in crisi e prigioniera della burocrazia. Il Napoli ai napoletani: chissà se questo spot sbandierato negli anni, possa diventare realtà. Per ora sono solo, come recitava una celebre canzone di Mina: parole, parole, parole…
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