Battesimo di fuoco per Di Lorenzo: una boccata d'ossigeno a destra

06.09.2019
17:30
Pasquale Cacciola

Pratico ed equilibrato. Non appariscente come poteva essere un Kieran Trippier, ma comunque silente ed efficace. Perché Giovanni Di Lorenzo è così: silenzioso, dal profilo basso, e con tanta voglia di pedalare. Quasi 10 milioni di euro per il meno roboante tra gli acquisti estivi. Del resto non si trattava di un giocatore già affermato come Kostas Manolas, né era un talento di enormi prospettive stile Elif Elmas, e nemmeno un craque come Hirving Lozano o un sexy simbol e uomo d'esperienza come Fernando Llorente.

Giovanni Di Lorenzo, per i più disattenti e superficiali, non era altro che l'ennesimo, inconcludente, profilo in arrivo da Empoli. Così il suo arrivo è passato quasi inosservato, scontato, tra l'amarezza ancora viva di un'annata non esaltante e la speranza di veri acquisti alla Ancelotti. Ma in realtà dietro quel profilo certamente non internazionale, c'era molto, molto di più.

C'era la fame di un giocatore reduce da una scalata lunga e vigorosa iniziata proprio al Sud, alla Reggina, e le qualità giuste al momento giusto. Perché il 26enne emiliano all'ombra del Vesuvio ci è arrivato infatti con un obiettivo chiaro: prendersi da subito la fascia destra. Un risultato - diciamoci la verità - per il quale non serviva nemmeno chissà quale sforzo, considerando la discesa imbarazzante di Elseid Hysaj.

Ma in realtà serviva anche qualcosa in più rispetto a Kevin Malcuit. Ancelotti necessitava di un più efficace equilibratore tattico, capace di spingere come il francese ma dotato di maggior saggezza e tempi giusti per ripiegare. Così l'idea low (ma nemmeno troppo) cost: il terzino rivelazione dell'ultima stagione. Quel laterale goleador che ha contribuito con cinque gol, tutti su azione, alla lotta lotta salvezza disperata dell'Empoli.

Non arcigno in fase difensiva - rari i terzini con tali caratteristiche - ma comunque pulito, puntuale, e costante nel proporsi con soluzioni interessanti sfornate dalla destra.

Perché nel 4-2-3-1 studiato dal mister c'era bisogno anche della spinta per valorizzare il centravanti. Quella che da tempo non si vedeva più con Hysaj e in modo comprensibile con Nikola Maksimovic, e che Malcuit offriva ma pagandone appunto dazio. 

180 minuti dopo, Di Lorenzo ha subito mostrato di che pasta è fatto. Esami difficilissimi all'avvio, iniziati con qualche remora, ma alla fine ampiamente superati. Da Federico Chiesa a Cristiano Ronaldo, un battesimo di fuoco con impatto choc tra tremendi 20 minuti di Firenze e i 60 di Torino. Eppure, al di là di tutto, la singolarità è comunque emersa all'interno di un collettivo ancora da assestare. Malgrado un reparto non ancora perfettamente collaudato, e un debole filtro in mediana, l'ex Empoli ha comunque contenuto sia il talento viola che il fuoriclasse portoghese.

Anche la stoffa da difensore ha fatto la differenza, perché ce l'ha nelle corde lo ha già evidenziato. In fase di possesso, infatti, resta spesso bloccato componendo una difesa a tre con Manolas e Kalidou Koulibaly mentre Faouzi Ghoulam prova a sganciarsi. I dati riscontrati al triplice fischio di Juventus-Napoli anche ne certificano le grandi potenzialità: 57 passaggi riusciti su 59, di cui 6 su 6 nella trequarti avversaria, 8 duelli difensivi vinti su 10, 3 su 3 aerei vinti e in fine 9 palloni recuperati.

Se poi ci aggiungiamo che è stata sua la rete del miracoloso 3-3, ecco che il quadro è più che promettente. Il tutto con davanti CR7 e nella tana dei giganti, e nonostante ciò, le gambe non hanno tremato. Segnale di personalità e ambizione, di chi ha voglia di arrivare e non guarda in faccia a nessuno. Per il momento, quindi, buona la prima. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, il Napoli, forse, ha risolto un problema che durava dal 2014... 

di Pasquale Edivaldo Cacciola 

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