Giuntoli story - Imperia 1996-2000, Giribone: "C'era il terrore di fare partitelle con Cristiano! Vi svelo il suo rito pregara. Quando mi disse 'Non ci provare mai più'.." [ESCLUSIVA]

29.04.2020
18:10
Bruno Galvan

Prima puntata dello speciale su Giuntoli

Ultimissime Napoli - "Nel calcio si può perdere, ma allora si parlerà di non-vittoria. La parola sconfitta non deve fare parte del nostro vocabolario". Questa frase racchiude in estrema sintesi il dna calcistico di Cristiano Giuntoli. Da Carpi a Napoli si è affermato come dirigente di successo, ma in pochi conoscono il Cristiano stopper tra C2 e serie D in Liguria. Abbiamo voluto raccontare (in vari appuntamenti) il percorso calcistico dell'attuale diesse partenopeo. La prima tappa è Imperia, squadra nella quale ha militato dal 1996 al 2000 diventandone un autentico pilastro. Matteo Giribone è stato suo compagno d'avventura nella squadra nerazzurra, ma l'aveva affrontato anche da avversario.

Che tipo era Cristiano?
"Prima di averlo ad Imperia, l'ho conosciuto da avversario l'anno precedente quando militavo al Savona. Ricordo quel derby molto acceso: fu lui a marcarmi tutta la partita. Posso assicurare  fu un incubo! Era un difensore tosto, riusciva a fermarti in un modo o nell'altro. La cattiveria agonistica ed il carattere sono stati sempre i suoi punto di forza. Era un toscanaccio. Per rendere l'idea, racconto un episodio legato a quella gara..."

Prego
"Lo anticipai di testa colpendo un palo. A palla lontana Giuntoli, da giocatore più esperto di me, mi si avvicinò dicendomi: "Non ci provare mai più!". Cristiano era uno carismatico e faceva pesare anche all'avversario questo suo modo di essere leader. Il tutto però sempre con grande correttezza, poi si sa che in campo ci sono parole dettate dall'adrenalina"

Giuntoli Imperia

L'incontro nell'Imperia
"Con lui ho sempre avuto un rapporto eccezionale, ancora oggi ci sentiamo. E' sempre stato un punto di riferimento all'interno dello spogliatoio. Veniva apprezzato per la sua schiettezza: non era uno che te le mandava a dire, ma sapevi di poter contare su di lui sempre. Come tutti si incavolava di brutto per qualche errore nostro in campo anche se dopo due minuti ti veniva vicino spiegandoti tutto e chiarendo subito".

So che ci tieni a raccontare l'aneddoto dell'incidente d'auto
"Ero con altri tre compagni di squadra ed all'ultima curva prima di arrivare al campo, un camion ci venne addosso distruggendoci

mezza vettura. Fortunatamente non ci facemmo nulla. Quando avvisammo la squadra dell'accaduto, la prima persona che vidi sul posto fu proprio Giuntoli. Ero uno dei più giovani in rosa, vedere il più esperto preoccuparsi di noi fu importante"

Giuntoli all'Imperia

Come era negli allenamenti?
"Pregavo affinché non capitassi da avversario contro di lui nelle partitelle! Non gli piaceva mai, e dico mai, perdere! Era un leone in quelle sfide, guai se ti risparmiavi o sbagliavi! (ride ndr)"

Il Cristiano fuori dal campo?
"Con lui ho vissuto anche un breve periodo nella stessa casa. Non ha mai trasgredito le regole: lo vedevi sempre tranquillo e con la testa sulle spalle nonostante vivessimo in una città dove le tentazioni erano praticamente dietro l'angolo"

C'è una battuta che Giuntoli ripeteva sempre prima di scendere in campo...
"Riusciva a farti ridere anche nei momenti in cui la tensione era alta, la sua parlata toscana già di suo ti metteva il sorriso. Ricordo ogni santa domenica, dopo che il mister dava la formazione con le direttive, la famosa frase di Cristiano spuntare dal nulla: "Oggi sono fortunato: mi è capitato l'attaccante più rapido, veloce e forte di testa". Lo diceva, non so se per scaramanzia, ma sicuramente per convincersi di poter fermare l'avversario. Era un suo mantra per restare concentrato"

Giuntoli all'Imperia

Il secondo anno di Imperia fu più di un semplice calciatore
"La società ebbe grossi problemi economici. Lui, insieme ai più esperti, riuscì in qualche modo a tenerci tutti sulla corda nonostante le difficoltà. Per motivarmi mi diceva: "Dai che se fai 5-6 gol restiamo in C2 e l'anno prossimo ne fai almeno uno in più". Già si intravedevano in lui le doti di un grande futuro nel calcio una volta smesso di praticarlo"

Gli pesava stare in ritiro?
"Non ha mai fatto problemi, viveva con tranquillità il pregara facendo quello che un po' tutti fanno. Avrei voluto sfidarlo alla playstation ma a lui non gliene fregava nulla di queste robe. Era uno classico"

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