Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli, all'università Vanvitelli

Ancelotti: "Per lo scudetto non bisogna aspettare tanto. Insultano Napoli anche quando non c'entra, sono ignoranti! Nel gruppo non voglio soldati, non facciamo la guerra"

15.01.2019
11:05
Redazione

Napoli, Carlo Ancelotti a tutto tondo. Il tecnico azzurro parla di scudetto, Cristiano Ronaldo, razzismo e progetto con il club di Aurelio De Laurentiis.

Carlo Ancelotti alla Universita Luigi Vanvitelli di Napoli. L'allenatore plurititolato parlerà agli studenti e ai giornalisti presenti: “La gestione del gruppo e delle risorse umane in un top club dagli anni Novanta ad oggi” il tema dell’incontro.

Ancelotti all'Università Vanvitelli di Napoli, la diretta testuale

  • Di seguito le sue dichiarazioni

10.05 - Inizia l'incontro, la parola ad Ancelotti:

"L'Italia è diventata famosa per catenaccio e contropiede. Oggi se parli di queste cose viene l'orticaria, si parla di ripartenze. Prima si parlava "quando hai la palla e quando non ce l'hai". Oggi si parla di transizioni positive e negative. Ma il calcio non è una cosa complicata, è semplice. La cosa complicata è gestire le persone che lavorano con te tutti i giorni. 

Le singole persone sono tutte diverse, ognuno ha un proprio carattere e bisogna comportarsi diversamente a seconda di chi si ha davanti. Leggevo una ricerca che parlava del 90% dei ragazzi compresi tra i 15 e i 21 anni è sotto stress. C'è la ricerca dell'impossibile, bisogna essere i più belli, i più bravi, sempre i migliori. Bisogna pensare sempre un po' agli altri, l'altruismo nella costruzione di un gruppo è una cosa molto importante. 

Se mi chiedono 'chi sei tu'? Rispondo che sono un allenatore. Dovrei dire che sono una persona che fa l'allenatore. Viene prima la relazione tra le persone e poi ciò che si fa. Il tecnico ha tanto potere, nessuno può sindacare se domani mattina c'è allenamento. La società mi investe di un'autorità. L'anno scorso per punire una partita sbagliata alcuni allenatori hanno messo l'allenamento alle 4.45 del mattino. I giocatori sono stati puniti così. A me piace avere una relazione di pari livello qualsiasi persona abbia davanti. Non voglio mai stare al di sopra o al di sotto. Bisogna saper ascoltare il gruppo, tanti giocatori mi hanno dato un sacco di idee in passato sul piano tecnico-tattico. 

Si possono convincere le persone per persuasione o per percussione. Ma sono convinto che più si è diretti e più il calciatore è convinto di far bene. Voglio avere giocatori convinti di ciò che fanno sul campo. E' fondamentale che il giocatore abbia convinzione nel fare le cose. Si può usare l'autorità o l'autorevolezza. 

Ancelotti: "Non uso la frusta con i giocatori"

napoli ancelotti allenamento

Poi bisogna avere credibilità quando si parla. Il momento difficile a Napoli non è ancora arrivato, ma arriverà. Ogni qual volta succede in generale i presidenti mi chiamano e mi dicono 'devi usare la frusta', io pensavo fosse un costume degli italiani. Invece anche in Inghilterra o in altri Paesi è così. Gli ho risposto che hanno sbagliato indirizzo. Non è nelle mie corde avere un atteggiamento autoritario. Se uso la frusta non sono credibile. Non ho avuto nessuno che mi frustava, quindi non sono abituato ad utilizzare certi metodi. 

Ho sempre detto ai miei calciatori: non voglio esecutori di ordini, quelli sono soldati. Ma noi dobbiamo giocare a calcio, non fare la guerra. 

Come si gestisce un calciatore che vuole andare via? Si manda via, semplice. 

Ancelotti sulla gestione dei calciatori "prime donne"

Le squadre che nella storia hanno fatto cose più grandi non è un caso che avessero giocatori con grande senso di appartenenza. Basta vedere il Milan di Baresi, o il Barcellona con il settore giovanile. Prima anche il Bayern Monaco. I giocatori giovani portano un fortissimo senso di appartenenza, un allenatore resta in media due anni. Sono rari i casi contrari. Ecco perchè diventa difficile un discorso di appartenenza per i tecnici. 

Le "prime donne"? Cristiano Ronaldo lo è per i media. Ma dentro lo spogliatoio è come gli altri. Quello è un luogo sacro in cui tutti sono uguali. Poi per la stampa è diverso. Ronaldo è trattato come gli altri. Poi ognuno ha le sue caratteristiche. C'è il giocatore più egoista, quello meno determinato. L'allenatore deve essere bravo a mantenere l'equilibrio.  

Di solito chi ha talento è tra i più professionali. Non è un caso. I calciatori sono industrie con uno staff al loro seguito che lavora. Ho notato molta professionalità in Ronaldo, Ibrahimovic. Noi al nostro tempo non eravamo così professionali come quelli di oggi. Non c'era una cura o una prevenzione sanitaria come quella di oggi. C'era un abuso della preparazione. Oggi mi trovo a 60 anni con ginocchia con l'artrosi, cervicale. Poi mi dicono che lo sport fa bene? Lo sport ad alti livelli non fa così bene. Prima nella preparazione pre campionato dovevi fare le scale. Se dicevi al tecnico che avevi mal di gambe il mister ti rispondeva "abbiamo lavorato benissimo allora". 

Io non ammazzo i calciatori sul campo. L'utilizzo della tecnologia è fondamentale in tal senso. Sappiamo quanti metri fa a che ritmi. Lavoriamo con intensità, ma si sono ridotti i tempi di lavoro. Prima si lavorava tantissimo oggi di meno ma più concentrato, anche perchè ci saono tre partite a settimana. Il lavoro fisico deve essere ridotto. 

Ancelotti sul rispetto nel calcio

napoli ancelotti razzismo

Sono stato all'esterno nove anni e tante cose non accadono negli altri Paesi. Si deve migliorare. Non è complicato. Gli ignoranti e i maleducati continuano ad andare negli stadi italiani, dovrebbero fare un corso di senso civico. Anche a Bologna un giocatore di 20 anni è stato insultato.

Insultano Napoli poi quando il Napoli non c'entra. 

Ho sentito l'intervista del presidente della Federazione. Sta facendo dei passi in avanti, sta semplificando questa norma che esiste. Sento dire "Ancelotti non può decidere di sospendere la partita". Ma giuro che non lo abbiamo mai chiesto. Abbiamo chiesto che quando c'è un insulto razziale o territoriale la partita si debba fermare temporaneamente con tanto di annuncio. Non ci vuole Einstein. Nel 2000 abbiamo cominciato due ore per una partita interrotta per pioggia. Lo so che se sospendi definitivamente una partita devono uscire fuori 60mila persone. 

Se ho mai avuto giocatori che remavano contro?

Ne avevo uno che quando parlavo si metteva il cappotto. Non penso di averne trovati. Ma non si può andare d'accordo con tutti. Il giocatore vuole giocare a prescindere dallo stipendio che guadagnano. Quello è un aspetto molto importante. Nella gestione ovviamente bisogna focalizzarsi su quelli che non giocano. C'è il rischio che questi perdano motivazione. E poi abbassa l'intensità di allenamento. Se i dieci che non giocano sono demotivati tutto l'allenamento diventa un disastro. 

Un allenatore diceva a un calciatore "stai tranquillo che giocherai, ho fiducia in te". Lo fece per 3-4 volte e il calciatore quando si girava gli diceva "vai a quel paese". Questo perchè la credibilità è tutto nel gruppo. A volte è meglio non dire nulla. Bisogna anche saper mascherare la verità. Non si può dire a un calciatore "non giochi perchè l'altro è più bravo di te". Il turnover è fondamentale nella gestione del gruppo sul piano mentale. 

Ancelotti sulla lettura della partita

E' del tutto diversa a seconda di come la vedi. Se la vedo dalla partita è un conto, ma quando la vediamo dall'alto è completamente diversa. Non c'è uno più bravo a vedere le cose. Ci sono visioni diverse. Noi abbiamo anche uno dello staff che guarda la partita dalla tribuna e a fine primo tempo fa un resoconto delle tematiche che secondo lui, dalla sua posizione, hanno inciso. 

Non cambiano mai i principi di gioco, cambia il sistema o il modo. Cambiamo la fase d'attacco a seconda dell'avversario che affrontiamo. Sono dettagli. Il sistema di gioco si struttura in base alle caratteristiche dei calciatori. Altri pensano che sono i giocatori che si devono adattare al sistema. Non ne esiste uno vincente, altrimenti tutti utilizzerebbero quello. 

Ancelotti sul progetto Napoli

In dodici anni il Napoli ha costruitto un grande progetto vincente. Quanto tempo ci vuole per vincere lo scudetto? Eh... Impossibile dirlo. Perchè la vittoria è legata a dei piccolissimi dettagli. Il Napoli è un gruppo vincente. A sensazione non c'è da aspettare tanto. La squadra è forte. Abbiamo investito bene. Il gruppo è giovane e sano e c'è l'intenzione di investire ancora. 

Se un giocatore non viene all'allenamento perchè ha fatto tardi la sera prima lo ammazzo. Poi qualcuno può fare ritardo, in quel caso paga una multa. Abbiamo un regolamento interno. Ci sono delle regole di comportamento. Ma non ho mai controllato la vita privata di un calciatore, generalmente sono seri e professionali. E' meglio un giorno di vacanza che un giorno di allenamento fatto male. 

Piscologo nel gruppo? Se è una imposizione al gruppo non va bene. Altrimenti può dare dei vantaggi. 

Ancelotti sull'economia del calcio e gli stadi

napoli ancelotti stadi san paolo

Non bisogna fare il passo più lungo della gamba. Ci sono due voci che incidono sul fatturato: non i calciatori. I diritti televisi e le sponsorizzazioni e poi le proprietà degli stadi. I top club hanno queste voci. La Premier League ha venduto i diritti tv in paesi esteri. Il campionato italiano questo non lo fa.

Pensate solo che al Bayern Monaco in ogni partita vendono 30mila litri di birra allo stadio. Questo anche incide sul fatturato. 

Ancelotti sui giovani

napoli ancelotti gaetano

Gaetano è arrivato in prima squadra, sta facendo molto bene. Quando un giocatore arriva in prima squadra ormai il percorso è fatto. Dipende molto dal carattere, dalle esperienze, dalla famiglia che lo supporta. Se mi dicono di allenare una squadra giovanile non sarei capace. E' un altro mestiere. 

Colloqui con i giocatori: dipende da cosa devi comunicare. Sull'aspetto personale e di motivazione si parla individualmente. Mi piace molto quello che faccio. Non mi sento pressione addosso. Il giorno in cui non mi divertirò più smettero. Se mi alzo la mattina e mi diverto per andare all'allenamento. Oltre tutto qua ti svegli la mattina e c'è pure il sole (sorride ndr)"

  • Si conclude così l'evento organizzato all'Università Vanvitelli di Napoli con ospite Carlo Ancelotti

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