VIDEO - Quando Napoli disse 'no' ai Quattro Mori e tifò Piacenza. Fu l'inizio della fine

09.03.2012
15:39
Fabio Cannavo

C’era una volta…                                                                                                                Giu, ‘97

Quella che doveva essere una giornata memorabile, uno scudetto al rovescio, è diventata una gara di ‘dispetti’, offese e anche…botte! Il Piacenza di Lino Mutti da una parte e il Cagliari di Carletto Mazzone da un’altra, la sfida comincia già molto tempo prima, quando ‘qualcuno’ avrebbe dovuto stabilire il luogo dell’evento. Bisognava trovare una soluzione che potesse soddisfare le esigenze logistiche di entrambe le squadre, gli emiliani spingevano per disputare lo spareggio salvezza a Napoli, mentre i cagliaritani, allenati dal neo (sempre all’epoca) e futuro tecnico dei capitolini, avrebbero voluto sfidarsi all’Olimpico di Roma. Da entrambi i lati ci sarebbe stato un ritorno, ma la FIGC optò per lo stadio San Paolo di Fuorigrotta per equidistanza geografica tra le due località, ma da quel momento…

IL COCKTAIL DI BENVENUTO – Napoli e Cagliari, ormai già da un po’, non si adoravano poi così tanto, complici i rapporti extrasocietari legati alle vicende Cellino e Ferlaino. La cessione di Daniel Fonseca dal Cagliari al Napoli rese ancora più aspro quel rapporto che sembrava vacillasse ancor di più. Di tempo ne era passato, ma ‘nella mente di un ultras’ non c’è ricordo più dolce di un litigio tra tifoserie. Era, forse, giunta l’ora di riaffrontarsi, seppur in maniera indiretta, nel tempio del San Paolo, in un’occasione troppo ghiotta per chi vive di ‘Curva’. Lo spareggio salvezza tra Piacenza e Cagliari si gioca in Campania, tanti gli emiliani accorsi per l’evento, molti di più i sardi che occupavano i tre quarti dello stadio. I supporter ‘azzurri’ avevano già offerto qualche assaggio del loro ‘romantico charme’, accogliendo gli “Sconvolts” allo sbarco della nave che li trasportava. Lungo Via Marina avvenirono i primi ‘battibecchi’, due teppisti partenopei colpirono con sassate il pullman dei tifosi sardi che, a loro volta, risposero con sedie e bottiglie. Il cocktail di benvenuto era stato servito e ormai l’unico pensiero era il San Paolo, per tutti. Disposti in tribuna centrale, un gruppo di ultras napoletani,palesemente dalla parte dei piacentini, lanciò il guanto di sfida sfilando sotto la Curva occupata dai nemici con la sciarpa ‘biancorossa’. Non molto dopo ci furono insulti e sputi tra le due tifoserie, un tifoso partenopeo derubò i rivali di tutti i loro striscioni (su uno c’era scritto “Napoli Colera”), qualcuno non accettò la ‘polemica’ e iniziarono i tafferugli. Polizia contro i cagliaritani, napoletani in difesa dei piacentini ma contro polizia e contro cagliaritani, come si suol dire, una vera e propria “mescafrancesca”.

SUL CAMPO – Doppietta di Luiso, autogol di Berretta e nulla più…ah, e le lacrime di Tovalieri. Il “Cobra” non trattenne l’emozione e a fine gara si lasciò andare a un pianto di rabbia e dispiacere. Il Piacenza quel giorno padroneggiò una gara che per tutti sembrava potesse essere più facile per i rossoblù, 3 a 1 e mattatore di giornata fu proprio quel Pasquale Luiso,il “Toro di Sora”, nato e cresciuto a Secondigliano, che con due reti spezzò le ali dei sogni di Mazzone & Co (Clicca qui per leggere l'intervista). Mutti divenne l’allenatore del Napoli, Mazzone andò alla Roma, il Cagliari toccò il baratro della B ma come direbbe un vero ultras…”Chi ama, non dimentica!”

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