Corriere di Torino: "Izzo e quel post su Istagram sulle Vele di Scampia. Non è certo il luogo con la miglior fama d'Italia, ma..."

25.02.2020
17:30
Redazione

Il Corriere di Torino ricorda un post di Armando Izzo, difensore napoletano del Toro, in cui faceva riferimento all'abbattimento delle Vele di Scampia. Il quotidiano, poi...

«Per conoscere la strada che hai di fronte, chiedi a chi è sulla via del ritorno», recita un antico proverbio cinese. Descrive bene il momento di Armando Izzo, nella settimana che lo porterà alla terza presenza al «San Paolo» da avversario del Napoli. Dalla città che Armando chiama casa ripartirà la rincorsa del Torino e sarà complicata, considerato lo stato di forma di una squadra, quella di Gattuso, che ha ottenuto cinque vittorie nelle ultime sei partite ufficiali.

Lorenzo Insigne ed Armando Izzo in Torino-Napoli.

La possibile disputa a porte chiuse della partita toglierebbe un po’ di sapore al sabato di Izzo, ma in ogni caso quando gioca a Napoli per lui non è mai una partita come le altre.

«Dove tutti nascono giudicati», scriveva Armando su Instagram solo nove giorni fa a corredo di una foto delle arcinote «Vele» di Scampia. Non certo il luogo con la miglior fama in Italia, ma quello è il posto che Armando chiama casa. Lì è nato e cresciuto, lì ha iniziato a giocare a calcio (all’Arci Scampia), lì è stato notato a 14 anni da Giuseppe Santoro, allora responsabile del settore giovanile del Napoli, l’uomo che poi Izzo ha ritrovato al Torino da team manager. Dal 2006 al 2011 Armando ha percorso tutta la trafila delle giovanili azzurre, arrivando a essere capitano della Primavera. Nell’estate 2010 fece un ritiro estivo con la prima squadra allenata da Walter Mazzarri, dove capitò il celeberrimo episodio del paio di scarpe comprate dal tecnico ad Armando, che non aveva i soldi per acquistarle. Quella di Izzo è stata un’adolescenza dura, caratterizzata dall’estrema povertà e dalla responsabilità di dover crescere in fretta, lui primo di tre fratelli, dopo la morte del padre Enzo, portato via in due mesi da una leucemia fulminante.

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