CorSport - Ventimila spettatori al San Paolo per Napoli-Genoa: basterà aspettare che la squadra entri in campo per il riscaldamento e...

09.11.2019
12:45
Redazione

Caos Napoli, ecco quanto riporta l'edizione odierna del Corriere dello Sport:

Sono sotto le luci dei lampioni, usati a mo’ di riflettori, nell’attesa che faccia giorno e li vedano un po’ tutti. Sono lì, stampati nel cuore della città, in alcuni luoghi-simbolo (al Maschio Angioino, al Museo, al San Paolo e infine al Corso Vittorio Emanuele) e raccontano ciò che suggerisce l’istinto, la passione, la deduzione collettiva e soprattutto l’ira di una Napoli scollata: era da un po’ che non succedeva, c’è stato un tempo lungo in cui l’emozione ha avuto il sopravvento sulle delusioni, le qualificazioni in Champions, il calcio nella sua elegante interpretazione fino a divenire Grande Bellezza, le gioie - fossero anche effimere - sino a quando il buio s’è impadronito della scena e dalle ombre è emersa la rabbia.  
 
«Avete scelto una brutta strada... rispettate chi ama questa maglia e vi paga». C’è una mano che ha lasciato colare la vernice e la collera su un lenzuolo portato in giro e appeso alle pareti più visibili di Napoli e poi lasciato lì allo stadio, a futura memoria, un pizzino gigantesco che scuote, che allarma e un po’ preoccupa, che forse rientra semplicemente in un linguaggio del tifo, ed è duro, ma che inquieta e racconta a modo suo l’insofferenza che introduce a Napoli-Genoa, una festa che non c’è più e che stasera sarà per pochi. 
 
I CORI. C’è un clima (calcisticamente) soffocante, il senso di una precarietà che preoccupa, la distanza dalla zona Champions dilatata da varie presenze che separano dal quarto posto e accrescono l’ingorgo, e poi soprattutto quella “scelta” di ribellarsi della squadra che ha scavato un solco anche tra giocatori e tifosi: monetine che volavano, al san Paolo, se ne sono viste, un simbolismo sferzante, accusatorio, anche quello insultante e più delle parole, dell’«andate a lavorare» o del «ci vediamo in discoteca». 

 
ALLO STADIO. E però poi arriva la partita, saranno in ventimila, non si avvertirà quel clima gioioso che in passato ha rappresentato uno spot per il calcio, perché intanto anche il gemellaggio è evaporato, e semmai si capirà immediatamente l’aria che tira, basterà aspettare che entrino in campo per il riscaldamento, che lo speaker pronunci i nomi, che si alzi il sipario su questa Napoli-Genoa ch’è intrisa di mistero.  
Chi sta con chi e come? E non c’è bisogno di congetture o di ipotesi o di previsioni: qualcosa ha già detto questa lunga, eterna, settimana, piena di tante cose e persino di un veleno che ora corrode l’aria da una curva all’altra, perché agli striscioni della “A” vanno aggiunti i volantini della “B” che invece ce l’hanno con le nuove norme, con chi multa e daspa, e spingono a darsi appuntamento all’esterno dello stadio «poiché potranno allontanarci dagli spalti ma non potranno vietarci di manifestare l’amore per i nostri colori in modo libero».  
Poi magari, chissà, basterà un gol e braccia aperte che corrono nel vuoto per accorgersi ch'è stato solo un brutto sogno, ma è passato. 

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