A Gattuso non si può non riconoscere impegno ed intelligenza, ma il Napoli potrà fare la differenza solo con tre cose

19.05.2021
12:10
Redazione

È arcinoto che un allenatore di una squadra professionistica incida non più del 20%. Al Napoli di allenatori vincenti e titolati ne sono passati. Benitez e Ancelotti su tutti. Entrambi, per motivi diversi, benissimo non hanno fatto, in rapporto alle aspettative. Per questa categoria di allenatori, e non solo per questa, andare d'accordo con la proprietà non è facile. È capitato anche a Gattuso, uno che in panchina non ha vinto nulla. Uno al quale va riconosciuto il carattere e la capacità di fare gruppo. La personalità non gli manca. È storia. Era leader anche nel Milan di Ibrahimovic e nella nazionale campione del mondo di Lippi, anche se tecnicamente era considerato un gregario.

Al Napoli ci è arrivato dopo una lunga gavetta. Ha pagato lo scotto di una piazza importante e di una proprietà ingombrante. E, duole dirlo, di palesi limiti specialmente nella preparazione di alcune gare e nella lettura delle stesse che tanti punti sono costati. Forse la trance agonistica l'ha più volte tradito. L'ingenuità di dare ascolto a TV e radio locali, ha completato il quadro. Anche le critiche fanno parte del gioco. E anche quelle bisogna saperle gestire. Resta d’uopo che debbano restare sul piano squisitamente tecnico – tattico e non sfiorare assolutamente la persona.

I nomi altisonanti che si susseguono in questi giorni, lasciano il tempo che trovano. Sono tutti allenatori bravi, preparati e vincenti. Ma, particolare di non poco conto, sono abituati a vincere con i campioni. Una categoria di calciatori che non è nelle possibilità dell’attuale proprietà.

Il Napoli la differenza la potrà fare solo con l'organizzazione di gioco, la coesione e la forza del gruppo. Se e quando, un giorno, il Napoli dovesse vincere il campionato, sarà sicuramente in questa maniera.

Come i campionati vinti da Verona e Sampdoria che realizzarono un’alchimia perfetta tra calciatori, allenatore, ambiente e Società. Furono scudetti “arrivati”, non certo programmati. Come del resto stava capitando a Sarri che ha rischiato di vincere un campionato con questi presupposti dopo che gli avevano ceduto il miglior giocatore della rosa, Higuain, proprio alla concorrenza.

A Gattuso non si può non riconoscere l'impegno e anche l'intelligenza di aver fatto tesoro degli errori. Le chiacchiere l’hanno più volte distratto. Il silenzio stampa l’ha aiutato. Del resto, un allenatore lo si dovrebbe giudicare per il lavoro sul campo e nello spogliatoio. Per la comunicazione sono previste altre figure professionali. E’ indubbio che sia migliorato anche lui con la squadra.

90 minuti più recupero al termine di questo anomalo campionato senza pubblico. Torneo meritatamente vinto dall’Inter che, qualsiasi allenatore avesse avuto il Napoli, l’avrebbe vinto comunque per la qualità della rosa e per aver dato continuità alle basi che aveva gettato lo scorso anno.

Dopo gli ultimi novanta minuti, qualcosa si inizierà a capire sulla prossima guida tecnica del Napoli. L’ipotesi di un nuovo allenatore è molto probabile. Difficilmente sarà un Top che, senza l’assicurazione, impossibile da ottenere, dell’arrivo di campioni, finirebbe per fare flop, restano gli emergenti. E così si darebbe vita all’ennesimo ciclo, all’ennesimo progetto. Ai tifosi, in fin dei conti, importa poco. A loro giustamente interessano i risultati della squadra. Se arriveranno, sarà stato un grande allenatore, se non dovessero arrivare, sarà fischiato e criticato. A certi livelli, il calcio è questo. Il resto sono chiacchiere da bar.

Stefano Napolitano

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