GQ, Zazzaroni: Mamma Antonella e l'assassinio da stadio

07.04.2015
13:20
Redazione

Ho letto e ascoltato moltissime cose giuste sugli striscioni dell’Olimpico. Non è stato evidenziato però l’aspetto più importante, e cioè che prima e dopo Roma-Napoli, partita a rischio elevatissimo, non è successo nulla di grave. Solo durante: quelle vergognose esposizioni. Antonella Leardi ha insomma avuto ragione: ha vinto la sua prima battaglia. I censori della curva hanno scritto che “lucra” sulla morte del figlio, su uno striscione c’era addirittura la parola “business”. Ora, al di là del fatto che Antonella non riceverà un solo euro dalla vendita del libro “Ciro vive”, vorrei (vorremmo) che fosse paragonata alle madri e ai padri che perdono il figlio in un incidente stradale per colpa di un ubriaco, di un drogato, di un disgraziato. Di un assassino. Così come in quei casi si parla di “assassinio stradale”, in questo bisognerebbe utilizzare la definizione “assassinio di calcio o da stadio”. In fondo Antonella ha fatto quello che fanno tanti genitori vittime di una tragedia inaccettabile: ha tentato – e tenterà sempre – di dare un significato, e se vogliamo un valore, a una morte senza senso. Alla vita di suo figlio durata così poco. Chi vuole una legge più severa, chi – Antonella – un calcio sostenibile. Di pace.

Fonte : Ivan Zazzaroni per GQ
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