"Tutta la mer.. che sta sotto che non si può dire". Le intercettazioni inguaiano i vertici della Juventus

28.11.2021
12:00
Redazione

Plusvalenze Juventus, emergono le intercettazioni dalla indagini

L'edizione odierna del Mattino si concentra sull'inchiesta della Procura di Torino sui bilanci della Juventus. Emergono così anche le intercettazioni sui dirigenti del club.

Intercettazioni Juve

Le perquisizioni sono cominciate venerdì dopo la chiusura delle contrattazioni in Borsa, «a tutela del mercato finanziario», ha puntualizzato la Procura. Fascicolo aperto con ipotesi di reato come falso in bilancio e false fatturazioni. Nel mirino degli inquirenti quella che definiscono la «gestione malsana delle plusvalenze» e «tutta la mer.. che sta sotto che non si può dire». Da questa e altre intercettazioni telefoniche emerge una società paragonata a una «macchina ingolfata» a causa di investimenti oltre le previsioni di budget e di altre operazioni poco accurate, tra cui gli stipendi eccessivi.

Parole raccolte durante l'ultimo calciomercato. Durante l'assemblea degli azionisti, quella che lo scorso 29 ottobre ha approvato il bilancio 20/21 con una perdita di 209,9 milioni e l'aumento

di capitale di 400 milioni, Andrea Agnelli si diceva «sereno». Dalle intercettazioni emerge uno scenario che - secondo la procura - ha bisogno di approfondimenti, perché qualche dubbio (più di uno) lo lascia agli inquirenti. Il primo sospetto è che i vertici della Juventus fossero «ben consapevoli» del ricorso a questo strumento «salva bilanci». «Che almeno Fabio (Paratici, ndr), dovevi fa' le plusvalenze e facevi le plusvalenze», è una delle intercettazioni finita nell'inchiesta.

Sempre secondo l'accusa, i vertici bianconeri erano consapevoli anche delle «conseguenze estremamente negative sotto il profilo finanziario» delle plusvalenze. Tanto da attribuire a queste i problemi di bilancio del club, come sembra emergere da un'altra intercettazione: «Si ma non era solo il Covid e questo lo sappiamo bene!». Alla base dell'inchiesta ci sono plusvalenze per 282 milioni di euro in tre anni «connotate da valori fraudolentemente maggiorati», secondo la Procura.

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