La "finish him" di Insigne e la trama degna di Hollywood: la Serie A dovrebbe ripartire da ieri...

19.10.2015
18:00
Giuseppe Cautiero

di Giuseppe Cautiero (Twitter: @pepcautiero)

La folla che attende davanti ai botteghini, la moltitudine di voci che si contraddistingue da una piccola sfumatura negli accenti: è così che si dovrebbe svolgere una partita di calcio, tra festa, sport ed anche qualche contestazione, ma perchè in fondo sono i tifosi che pagano il biglietto ed hanno diritto di dire la loro, nei limiti dell’educazione e nel rispetto.

La partita di ieri ne è stata l’esempio, manifestazione di civiltà in campo e all’esterno, senza fare a meno dei dovuti sfottò. Da un lato c’era il Napoli di Maurizio Sarri, l’allenatore toscano ha dovuto subire la pressione della piazza fin dal primo minuto che ha messo piede in società: criticato perché non veniva dal Chelsea, dalla Juventus, dal Milan o da qualche piazza blasonata, ma così come un motore diesel acceso in una mattina d’inverno, pian piano ha iniziato ad ingranare ed ha scaldare il cuore di milioni napoletani. Dall’altra parte c’era la Fiorentina del neo allenatore Paulo Sousa, uno che di grandi stadi e di piazze infuocate ne ha viste tante.

Palla al centro e parte lo show, due squadre che si battono a furia di colpi di tacco e trame degne dei migliori film di Hollywood: palla sui piedi di Hamsik, vede il corridoio

e lancia un puntuale Lorenzo Insigne che, a tu per tu con Tatarusanu che conosce bene il San Paolo fin dai tempi in cui militava nella Steaua di Bucarest, butta la palla in porta, naturalmente con la sua ‘finish him’ classica, scusate il gergo da videogiocatore, il tiro a giro. A rispondere agli azzurri ci pensa Kalinic ad annullare momentaneamente la vittoria agli azzurri: il croato ex Dnipro, la squadra che ha scippato una finale di Europa League, intrecci europei che fanno pensare quanto il Napoli sia cresciuto in questi ultimi anni. Ma Higuain non ci sta: dopo aver corso a vuoto per settantacinque minuti, si inventa dal nulla una giocata per Mertens, il belga non può che ricambiare, l’argentino piazza la giocata vincente ed è vittoria.

Questa è la Seria A che tutti vorrebbero vedere, bella, di discreto livello (c’è ancora da lavorare) e con un certo grado di competitività. Un campionato che non è padroneggiato dalle solite squadre, dove non c’è una squadra avanti e tutte le altre dietro a raccogliere le briciole, dove si ritrova la voglia di sdraiarsi sul divano la domenica sera ad assistere un match come Inter-Juventus dal quale, a differenza del passato, è stato possibile aspettarsi qualsiasi cosa. Una Serie A dove c’è spazio anche per le vecchie glorie nostrane, come Sergio Pellissier che a trentasei anni ha ancora voglia di segnare.

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