Salva Parma sconcertante, Napoli in subbuglio: quando il fallimento è questione di Palazzo, tutti i casi che hanno fatto storia

06.03.2015
19:00
Redazione

di Bruno Galvan. Twitter: @BrunoGalvan85

La Lega Calcio e la Figc ancora nell’occhio del ciclone. Il caso Parma è la cartina tornasole di un calcio italiano sempre più malato e privo di controlli. Il salvataggio del club ducale grazie al fondo multe, è l’ennesima pezza a colori di un sistema da rivoluzionare.  La prova di quello che stiamo dicendo sta nella storia con la quale sono stati gestiti gli ultimi fallimenti di club storici del nostro calcio.

FLORENTIA VIOLA – L’attuale Fiorentina fu dichiarata fallita  nell’estate del 2002. Il club ripartì con una nuova denominazione sociale dalla C2. Vinse quel campionato, ma sulla scia di un’estate calda dovuta ai ricorsi del Catania di Gaucci, i Della Valle si ritrovano magicamente in B senza mai disputare il campionato di C1. A fine anno i viola approderanno in A.

TORINO – I granata fallirono nell’estate del 2005 avendo conquistato sul campo la promozione in A. Per evitare al C, aderiscono al Lodo Petrucci e retrocedono in B con Cairo nuovo proprietario.

CASI ASCOLI E BARI – Sono due situazioni che devono far riflettere. Entrambi i club sono falliti nel 2013 e nel 2014 mantenendo però la categoria d’appartenenza. Ma come hanno fatto? Semplice, hanno utilizzato lo strumento giuridico della procedura fallimentare preventiva previsto dall’articolo 52 comma 3 delle N.O.I.F. In pratica se un club professionistico fallisce a campionato in corso può mantenere la categoria se, prima della fine del torneo, il suo titolo sportivo in base a procedure fissate dai curatori fallimentari, riesce ad essere venduto ad un’altra società  con sede nello stesso comune della precedente. A tal riguardo, l’articolo recita:  “Il titolo sportivo di una società cui venga revocata l’affiliazione ai sensi dell’art. 16, comma 6, può essere attribuito, entro il termine della data di presentazione della domanda di iscrizione al campionato successivo, ad altra società

con delibera del Presidente federale, previo parere vincolante della COVISOC ove il titolo sportivo concerna un campionato professionistico, a condizione che la nuova società, con sede nello stesso comune della precedente, dimostri nel termine perentorio di due giorni prima, esclusi i festivi, di detta scadenza: 1) di avere acquisito l’intera azienda sportiva della società in stato di insolvenza; 2) di avere ottenuto l’affiliazione alla F.I.G.C.; 3) di essersi accollata e di avere assolto tutti i debiti sportivi della società cui è stata revocata l’affiliazione ovvero di averne garantito il pagamento mediante rilascio di fideiussione bancaria a prima richiesta; 4) di possedere un adeguato patrimonio e risorse sufficienti a garantire il soddisfacimento degli oneri relativi al campionato di competenza; 5) di aver depositato, per le società professionistiche, dichiarazione del legale rappresentante contenente l’impegno a garantire con fideiussione bancaria a prima richiesta le obbligazioni derivanti dai contratti con i tesserati e dalle operazioni di acquisizione di calciatori. Il deposito della fideiussione è condizione per il rilascio del visto di esecutività dei contratti”.

LODO PETRUCCI – Il Lodo Petrucci fu istituito nell’estate del 2004, proprio quando il Napoli stava portando i libri in Tribunale.  Fu molto criticato perché per molti nacque solo per aiutare  club storici a rientrare subito nel calcio che conta. Nel maggio 2014, il Lodo fu definitivamente abrogato e la Figc sancì che qualsiasi club professionistico escluso  dovrà ripartire dalla D.  Da questa breve storia al salvataggio provvisorio del Parma, si può capire come nella Figc non ci sia mai stata una norma certa e uguale per tutti. Si è sempre cercato di favorire gli interessi forti e non quelli dell’etica sportiva ed economica. Salvare il Parma con la scusa di non compromettere la A, è un altro colpo basso a chi rispetta i conti. Per la serie scurdammoce o’passato...  

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