Tre moduli in nove giornate senza un trequartista, playmaker e con giocatori semi-adattati

09.10.2019
20:00
Alessandro Marrazzo

Il pareggio col Torino ha svegliato gli istinti critici di tifosi e addetti ai lavori, artefici delle peggiori teorie catastrofistiche da far impallidire Greta Thumberg.

Il pareggio col Torino ha svegliato gli istinti critici di tifosi e addetti ai lavori, artefici delle peggiori teorie catastrofistiche da far impallidire Greta Thumberg.

Da un Ancelotti in preda ad irreversibili crisi tecnico-tattiche a giocatori che dalla vittoria con il Liverpool hanno deciso di diventare bracccia rubate all'agricoltura, tante sono state le teorie che hanno popolato il web e pagine di quotidiani.

Stiamo parlando di un'involuzione accaduta in poco più di venti giorni, da quando solo il 17 settembre, il Napoli annichiliva al San Paolo i Campioni d'Europa del Liverpool.

Un arco temporale piuttosto esiguo per arrivare alle, purtroppo solite, sentenze sulla capacità di allenatore e rosa di tutto rispetto.

Una premessa obbligatoria, ma che non ha le intenzioni di insabbiare dei problemi che oggettivamente esistono ma che non vedono il Napoli al bordo del baratro, e che sono senza dubbio risolvibili da una allenatore della portata di Carlo Ancelotti. 
Si tratta di problemi non gravi ma molto fastidiosi. Che intrecciano, sfere d'influenza di tattica, gestione della rosa ed equivoci di mercato. 

Ma vediamo perchè:

L'impressione è che Ancelotti abbia avuto l'intenzione di lavorare sul 4-2-3-1, modulo provato in tutto il precampionato (con Verdi dietro la punta) e schierato nelle prime uscite stagionali. Un modulo che non può prescindere dalla presenza di un trequartista.

Ma andiamo per ordine: quando parliamo di trequartista parliamo di un ruolo che difficilmente può essere occupato da chi non lo è, anche se dotato di piedi che possono appartenere a colui che indossa la maglia numero 10, ovviamente non a Napoli.

Spesso si tende ad identificare il trequartista con colui che in una rosa è dotato di maggiore tecnica, dribbling e fantasia. Ragionamento più che giustificato, ma troppo facilmente si dimentica che il trequartista, riceve palla spalle alla porta, viene marcato a uomo da un mediano basso per tagliargli le linee di passaggio, o peggio ancora da un centrale con l'intenzione di fargli sentire tacchetti.

Ecco, molti centrocampisti presenti nella rosa del Napoli hanno i piedi per meritare gli onori, ma non sono per niente preparati ad affrontarne gli oneri del trequartista.
Detto questo, tutto porta ad un ragionamento: ma niente niente Ancelotti, si aspettava l'arrivo (leggi: gli è stato promesso) un trequartista (leggi: James Rodriguez) e su questa convinzione ha lavorato per tutto il precampionato per cucire il vestito attorno a colui che poi non è arrivato?

Plausibile, e se così fosse, come correre ai ripari?

La prima cosa da fare, è provare ad adattare un giocatore nel ruolo di trequartista. Ci provi con Fabian, magari Insigne, perchè non Mertens....e così via via tutti coloro che si spera possano non annullarsi occupando quel ruolo.
Ancelotti ci prova, ma i risultati non sono quelli sperati...

Cosa fare? 

Cambiare modulo e tornare al 4-3-3, modulo di Sarriana Memoria in cui il 90% degli effettivi compongono la rosa azzurra potranno svolgere il ruolo a loro maggiormente congeniale, al netto dell'universalità tattica di cui dovrebbe essere dotato ognuno, e concetto tanto caro proprio a Carlo Ancelotti.

Contro il Toro, però, non si dimostra essere la mossa ideale. Avversario tatticamente tra i più ostici e Napoli che al novantesimo risulterà statisticamente il peggiore degli ultimi anni.

Ecco che si ritorna a bomba sul concetto di universalità del ruolo. Un universalità relativa, a quanto pare, se prendiamo in considerazione, come sopra, alcuni ruoli altamente specifici.

La potremmo chiamare la proporzione del problema dell'universalità relativa del ruolo in base al modulo tattico, e potremmo matematicamente esporla così:

4-2-3-1 : trequartista =  4-3-3 : regista

Detto in soldoni, non puoi fare il 4-3-2-1 senza un trequartista puro, come non puoi fare un 4-3-3 senza un regista puro.
Il Napoli purtroppo non ha avuto James Rodriguez e non ha più Jorginho. 

Passiamo avanti:

Ad Ancelotti resterebbe un altro tentativo, ritornare al 4-4-2 che bene ha reso la scorsa stagione.
Ci sarebbe solo da pelare quella che l'anno scorso per il buon Carlo, era una gattina mansueta, e che quest'anno potrebbe rivelarsi il leone della Metro Goldwyn Mayer.

Con il 4-4-2, si aggirerebbe il problema del regista e del trequartista. A centrocampo hai giocatori che non soffrono nell'occupare le 4 posizioni, ma in attacco sarebbe un bel casotto anche al netto dei tanti impegni.
Due maglie che l'anno scorso si giocavano Mertens, Milik e Insigne, a cui quest'anno si sono aggiunti Lozano e Llorente. 

Qualsiasi sia la scelta, la fortuna del Napoli, è proprio di avere sulla panchina il plurititolato Ancelotti Carlo da Reggiolo. 

Il catastrofismo non ci appartiene, nella speranza di aver fatto analisi corretta, per soluzioni ed ulteriori chiarimenti, vi invitiamo a fare riferimento al Sig. Ancelotti Carlo c.a.p. 42046 (RE).

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