E' il momento di riposare?

30.11.2020
17:00

Mertens continua a non brillare: è il caso di rifiatare?

Scarico. Al di là del gol di ieri, un tapin facile nel finale in un'altra serata non proprio brillante, è così che appare Dries Mertens da questo inizio stagione. Non più famelico, non più energico. Compassato e ingabbiato. Quasi depotenziato. Questione di momenti? Possibile. Posizione in campo? Molto probabile. Così come non è da escludere che, in generale, Ciro si avvii verso quell'ineluttabile parabola discendente di fine carriera che purtroppo non risparmia nessuno.

Per quanto faccia male, è comunque un'ipotesi da considerare col massimo dell'onestà intellettuale. Capiamoci: ciò non significa che il belga sia ormai da accantonare e dimenticare. Sarebbe folle e irrispettoso per un uomo che ha fatto la storia. Segnerà, farà segnare e ci saranno ovviamente giornate in cui sarà ancora protagonista. 

Semplicemente - e anche la gara di ieri lo ha dimostrato - adesso non è più così fondamentale come un tempo. Almeno non in questa precisa fase. Questione di schema innanzitutto: la posizione sulla trequarti, alle spalle dell'unica punta, non lo esalta. Non è l'abito perfetto per chi è abituato da anni a giocare a ridosso della porta. 

Ma lì ormai c'è Victor Osimhen, l'uomo da 70 milioni di euro, nonché l'acquisto più costoso della storia del club partenopeo. Il che, tradotto, vuol dire che, vuoi o non vuoi, prontissimo o non, adesso dovrà esserci necessariamente il nigeriano lì davanti. Ma in ogni caso - e va detto - l'ex Psv comunque non ha convinto del tutto nelle recenti chance da centravanti

Mertens belgio calciatore

Il 4-2-3-1, tra gli altri motivi, è stato varato anche per schierare insieme Mertens e Osimhen. E se invece il bene supremo richiedesse un sacrificio? Tipo, appunto, quello del 33enne di Lovanio? Gli indizi sono diversi. Il primo: la gara di ieri, ancora una volta, ha dimostrato quanto questa squadra sia essenzialmente creata per giocare col 4-3-3 (e, come detto, a quel punto ci sarebbe spazio solo per un 9 che risulterebbe Osimhen).

Secondo aspetto: Zielinski, nel modulo ibrido che lo vedeva a tratti mezzala e a tratti numero 10 (si fa per dire, non bestemmiamo proprio adesso) ha portato una ventata di freschezza e ha permesso un cambio di passo non indifferente. Questione di ruolo innanzitutto: Zielinski è un trequartista, Mertens no. Poi anche di varietà: giocare con giocatori dalle stesse caratteristiche sulla linea offensiva, spesso, rischia di essere controproducente. In una giornata storta, tipo quando si affrontano quelle famigerate difese chiuse, si rischia di non avere mai il guizzo, mai l'imprevedibilità. 

Dunque ricapitolando: se da trequartista non rende e come centravanti non può più giocare, sarebbe forse il caso di rifiatare un po'. Far spazio a chi in questo momento più aiutare maggiormente e diventare, da leader qual è, il 12esimo uomo di un gruppo che può fare grandi cose. Poi spetterebbe al mister la scelta tattica: continuare a puntare sul poker offensivo, con Zielo regista offensivo, o tornare al 4-3-3 con Bakayoko vertice basso (come ai tempi del Milan) e con Osimhen davanti. Oppure - e non sarebbe affatto male - fare sia l'una che l'altra cosa in base alla tipologia di avversario. 

Mettere da parte Mertens, certo, sarebbe una scelta forte. Ma ne va dell'equilibrio e dell'efficienza di un'intera formazione. E comunque non si tratterebbe di una soluzione definitiva. Anche perché quel goleador che ha di fatto costretto ADL al rinnovo a suon di gol e è sempre lì. Fermo, bloccato, e in attesa di ritrovarsi. Ma nel frattempo il treno Napoli va e non può assolutamente fermarsi. Non più. 

di Pasquale Edivaldo Cacciola

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