Invasioni di campo, Il Falco: "Che emozione tirare la sciarpa del Napoli in faccia a Higuain, al Mondiale lo feci per Ciro Esposito. Ora sono il primo italiano a giocare in Africa"

16.05.2019
12:20
Redazione

Mario Ferri, detto «Il Falco», noto per le invasioni di campo negli stadi di tutto il mondo, ci racconta il suo legame con Napoli e la sua nuova avventura da primo calciatore italiano in Africa, questa l'intervista al Corriere del Mezzogiorno.

Sei famoso per le invasioni di campo compiute in vari stadi. Cosa c’è dietro questi gesti?

«Ho iniziato a fare le invasioni di campo per la carica d’adrenalina che mi trasmettevano, poi è diventato anche uno strumento per cause sociali importanti, l’ultima a Gedda durante Juventus-Milan, la finale di Supercoppa, con una maglia contro il razzismo per mandare anche un messaggio forte dopo gli ululati nei confronti di Koulibaly».

Non è la prima invasione legata a messaggi relativi al mondo Napoli. Hai spesso ricordato Ciro Esposito, come nasce quest’impegno?

«Nel 2014 ero in Brasile, c’erano delle proteste nelle favelas a cui volevo dedicare un’invasione di campo al Mondiale, poi arrivò la notizia della morte di Ciro Esposito e un’intervista della mamma, in cui raccontava che aveva sentito il figlio poco prima degli scontri, mi aprì il cuore. Aggiunsi alla maglia di Superman la scritta Ciro Vive e feci invasione in Belgio-Stati Uniti, un ottavo di finale dando anche il cinque a Mertens. Il giorno dopo incontrai i giornalisti di «O Globo» che volevano approfondire la storia di Ciro Esposito».

Sei riuscito a violare anche il San Paolo durante Napoli-Juventus.

«Sì, Napoli-Juventus 3-2, semifinale di ritorno di Coppa Italia, un’invasione epica, ho tirato la sciarpa del Napoli in faccia ad Higuain, c’è stato un boato paragonabile ad un gol».

Per te è iniziata una nuova vita, sei il primo calciatore italiano in Africa.

«Stavo leggendo con un amico un’intervista ad un portiere tedesco che aveva giocato in tutti i continenti e, come spesso è capitato nella mia vita, ho fatto una scommessa: sarò il primo italiano a giocare in Africa. Ho creato un account facebook fake in cui mi sono finto manager, ero, quindi, in realtà il procuratore di me stesso. La scorsa estate ho avuto un’opportunità, un provino con la Cote d’Or che disputava la Champions League africana ma non potevano prendermi per il limite degli stranieri. Sono rimasto poi in contatto con l’allenatore Steve Herborts, che guidava il Victoria City e mi promise che con la promozione nella massima serie avrebbe puntato su di me e così è andata. In Italia ho giocato nel campionato d’Eccellenza molisana o abruzzese».

Dopo l’esperienza in Africa, il tuo giro del mondo è terminato?

«Con quest’esperienza mi sto aprendo molte porte, sono in contatto con il Sochi, che ha vinto il campionato di seconda divisione russa, sarei felice di giocare in un contesto così competitivo».

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