L'ex arbitro Marelli: "Razzismo negli stadi? Si chieda la sospensione temporanea! Tutto sul regolamento e sulla confusione normativa..."

02.01.2019
06:00
Redazione

I giorni successivi all’orribile serata di San Siro sono stati fors’anche peggiori della serata stessa.

Sulla questione razzismo c’è una confusione addirittura superiore a quella che esiste sul regolamento: tutti pensano di saper tutto ma, in realtà, sono ben pochi coloro che hanno le conoscenze minime per discutere dell’argomento.

Le norme in materia, per la verità, sono quanto di più generico, confusionario e pasticciato che possa esistere, con un accavallarsi di competenze concorrenti tra arbitri, responsabili dell’ordine pubblico, commissari di campo, ispettori di Lega, rappresentanti delle forze dell’ordine.
Insomma: un caos inenarrabile.

La serata di San Siro è stata una vergogna per tutta l’Italia. E non parlo dell’Italia del calcio, parlo dell’Italia come Stato, come Nazione, come comunità civile.

Quel che è accaduto nei giorni successivi è stato pure peggio: si è cercato nell’arbitro Mazzoleni un facile bersaglio, ben consapevoli ALCUNI degli attori che si trattava di un bersaglio facile perché non potrà difendersi né spiegare la sua posizione in merito a quanto accaduto.

Cosa accadrà nei prossimi giorni?
Interpretazioni.
Ci saranno interpretazioni di ogni tipo su quanto accaduto mercoledì ma, presumibilmente, senza la minima fonte.

Avete fatto caso ad un particolare?
Nella serata di venerdì la FIFpro e la UEFA hanno diffuso un comunicato molto duro in relazione a quanto accaduto durante Inter-Napoli:

Bene, molto bene: una condanna ufficiale del massimo organismo internazionale era importante per cominciare a mettere qualche punto al suo posto.
Ebbene, nel comunicato si dice semplicemente che “il protocollo non è stato rispettato”.

Ma rimangono sospese alcune domande:
– chi non ha rispettato il protocollo?
– cosa sarebbe questo famoso protocollo?
– dove si trova questo protocollo?
– da quando è in vigore questo protocollo?

Dopo questa comunicazione ufficiale della UEFA e della FIFpro, è iniziata la fase 2 della comunicazione a caso: interpretare liberamente secondo le convenienze.

In tanti hanno intravisto nel comunicato un chiaro riferimento a Mazzoleni, reo di non aver sospeso la partita dopo i cori razzisti.
Qualcuno è in grado di indicarmi il riferimento, anche per deduzione, all’arbitro della partita?
No?
Già, perché non esiste alcun riferimento all’arbitro.

Mercoledì qualcosa è andato storto, è inutile negarlo.
Chi mi conosce sa che, con Mazzoleni, non ho alcun rapporto di amicizia, così come non ho alcun interesse a difendere l’AIA a prescindere dato che non ne sono più parte (purtroppo) da 8 anni.

Il mio scopo, come sempre, è di fornire gli elementi utili ad una riflessione informata, non sulla base di leggende metropolitane messe in giro un po’ a caso.

Rispondiamo alle domande.
Il protocollo a cui si riferisce il comunicato della UEFA è intitolato “FIFA good practice guide on diversity and antidiscrimination“. Lo scopo di tale documento è di indicare delle linee guida valide per tutte le federazioni ed atte a combattere le discriminazioni di qualsiasi tipo, non solo quelle legate al colore della pelle ma anche a motivi religiosi o culturali. Il documento è stato scritto nel 2013 ed è stato applicato, per quanto concerne l’attività sportiva, durante la Confederation Cup del 2017 in Russia.
In realtà non è stato applicato in quella manifestazione, più correttamente è stato introdotto senza che vi sia stata necessità di utilizzo.

Come avrete notato, tutti i siti che hanno ripreso la notizia si sono limitati ad indicare la violazione del protocollo denunciata dalla UEFA ma senza indicare la fonte in concreto.
Ebbene, il documento di cui si parla lo trovate a questo indirizzo, liberamente consultabile e scaricabile:

FIFA good practice guide on diversity and antidiscrimination

Ci torneremo più tardi.

Per capire qualcosa delle norme vigenti in materia, dobbiamo cominciare dalla nostra fonte primaria, cioè il regolamento (che, come sapete, è uguale per tutti). Con una guida alla lettura: la regola che leggerete è adattata alla realtà italiana dato che le procedure possono essere diverse da Stato a Stato.
La norma sulla quale si basa la procedura in caso di atti di discriminazione la troviamo alla Regola 5, pagina 55:

Come possiamo notare il punto fondamentale è il numero 6, nel quale è CHIARAMENTE indicato che la partita può essere sospesa dal responsabile dell’ordine pubblico, senza alcun riferimento all’arbitro.

Un’altra precisazione “in corsa”: la differenza spesso ascoltata in questi giorni tra “sospensione” ed “interruzione” non ha alcun senso dato che si tratta di sinonimi. Una sospensione può essere temporanea o definitiva, una interruzione può essere temporanea o definitiva.
E non è certo un caso che il regolamento vigente non ponga alcuna distinzione tra sospensione e/o interruzione.

La norma prosegue indicando tutti i profili procedurali che abbiamo imparato a conoscere: annunci al pubblico, raggruppamento dei calciatori a centrocampo, rientro negli spogliatoi, decisione definitiva del responsabile dell’ordine pubblico.

Che cosa è successo, dunque, mercoledì?
Preferisco evitare le dichiarazione del procuratore sportivo Pecoraro: da parte mia ritengo che una persona nella sua posizione dovrebbe evitare interviste ed interventi radiofonico/televisivi, a maggior ragione prima delle decisioni del Giudice Sportivo.

Possiamo ricostruire quanto accaduto: le persone a bordo campo (Ispettori di Lega, responsabile dell’ordine pubblico, Digos, Polizia, commissari di campo) si sono accorte da subito del clima all’interno dello stadio e dei cori di una minoranza del pubblico presente. E’ molto probabile che il responsabile dell’ordine pubblico abbia immediatamente agito per diffondere l’annuncio con gli altoparlanti di San Siro per imporre il divieto dei cori discriminatori.
Una volta accortosi che l’invito non aveva ottenuto alcun risultato, ha imposto la diffusione di un secondo annuncio per il medesimo motivo. In entrambi i casi non c’è stato coordinamento tra arbitro e responsabile dell’ordine pubblico, motivo per cui la gara non è stata temporaneamente interrotta dall’arbitro che, ovviamente, non poteva anticipare le decisioni del responsabile senza esserne informato.

Perché, dunque, la UEFA ha diffuso quel comunicato?
Perché il protocollo sulla procedura (norma secondaria, perciò meno importante gerarchicamente) è effettivamente differente in alcun punti rispetto al regolamento vigente.
Interessante un particolare: la parte di questo protocollo che si riferisce alle procedure durante una gara in cui si verificano episodi di razzismo consta di una ventina di righe scarse all’interno di un documento di 94 pagine.
Eccolo il famoso protocollo procedurale, pagina 53:

La parte fondamentale del testo è sulla destra, evidenziato in colore azzurro, nella parte in cui (testualmente) afferma che ” With this procedure, the referee can“.
Il punto importante è proprio il verbo utilizzato: “can”, può. Cioè è nelle sue facoltà, non è un obbligo.
Arriviamo, dunque, alla soluzione: Mazzoleni avrebbe potuto sospendere momentaneamente la gara?
Sì, certo, avrebbe potuto, come fecero a loro tempo Rocchi (maggio 2013, Roma-Milan), Irrati (febbraio 2016, Lazio-Napoli) e Gavillucci (maggio 2018, Sampdoria-Napoli). Ma non c’è alcun obbligo soprattutto alla luce del regolamento del calcio declinato secondo le istituzioni italiane, sulla base del quale la competenza alla sospensione della gara è in capo al responsabile dell’ordine pubblico.

Perché, dunque, la UEFA sostiene che la procedura non è stata rispettata?
Perché, evidentemente, la UEFA pretende che non solo vengano diffusi gli annunci pubblici ma anche che il responsabile dell’ordine pubblico, prima di procedere a tale attività come prescritto dalle norme declinate nel regolamento italiano, si coordini con l’arbitro per interrompere temporaneamente il gioco.

In sintesi: Mazzoleni avrebbe potuto sospendere temporaneamente ma ciò non è un suo dovere mentre, al contrario, avrebbe dovuto essere preceduta dalla comunicazione di interrompere prima degli annunci pubblici.
Diciamo, dunque, che anche la UEFA si è svegliata con qualche mese di ritardo: annunci negli stadi ce ne sono stati decine e solo in tre occasioni il gioco è stato sospeso momentaneamente. Pertanto tutti gli arbitri hanno sbagliato? Perciò sono stati tutti inadeguati? Hanno avuto tutti paura?

Non scherziamo.

La soluzione?
Riscrivere le regole, coordinando meglio le norme universali primarie (il Regolamento, valido in tutto il mondo) con le norme secondarie (il protocollo procedurale di cui stiamo discutendo), eliminando le chiarissime contraddizioni tra l’una e l’altra fonte, imponendo la sospensione immediata in caso di qualsiasi atto o coro discriminatorio.
Se non si imporrà questa procedura, non si risolverà mai nulla. E continuerà ad imperare una confusione che non giova a nessuno e che, al contrario, contribuisce ad esasperare un ambiente già invivibile.

La seconda è ancor più importante della prima: utilizzare la tecnologia, implementare il numero delle telecamere a circuito chiuso per individuare chi si rende colpevole di tali cori, impedire loro di entrare in qualsiasi luogo ove si svolga una competizione sportiva. La possibilità c’è, lo dimostra l’esperienza inglese ed americana.

Un ultimo elemento per evidenziare la necessità che la partita venga sospesa al momento dell’annuncio.
Vi siete mai chiesti per quale motivo venga richiesto il raggruppamento dei calciatori a centrocampo?
Non è una questione formale ma di attenzione: se un annuncio viene diffuso con gli altoparlanti, a gioco in movimento lo stesso potrebbe venir “coperto” dalle grida del pubblico, intento a seguire un’azione di gioco e di fatto annullando l’effetto dell’atto in essere. Per tal motivo si chiede la sospensione temporanea, affinché il messaggio possa arrivare il più chiaramente possibile a tutti gli spettatori presenti e, in particolare, a quei poveri di intelligenza che riempono vite inutili con l’odio verso altre persone.

Fonte : lucamarelli.it
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