Antonio Conte incontra i detenuti a Poggioreale
Antonio Conte incontra i detenuti a Poggioreale

Conte con i detenuti a Poggioreale: "Non accetto la sconfitta, quando giochiamo è vivere o morire! Si vince e si perde tutti insieme" | VIDEO

16.04.2026
13:52

Antonio Conte incontra i detenuti a Poggioreale: l'intervento integrale dell'allenatore della SSC Napoli, il video

Ultime notizie SSC Napoli - Antonio Conte è stato ospite ieri mattina del carcere di Poggioreale, per dar vita ad un incontro all'interno del progetto"Pensieri di libertà". L'allenatore della SSC Napoli ha incontrato i detenuti del carcere di Napoli-Poggioreale, avvenuto all'interno del progetto che, con il coordinamento scientifico di Giuliano Balbi, si inserisce all’interno di un percorso già avviato dall'Ateneo campano per costruire occasioni concrete di confronto tra detenuti, mondo accademico e figure di rilievo della società civile.

Conte incontra i detenuti a Poggioreale, l'intervento integrale

All'incontro del carcere di Poggioreale, il tecnico del Napoli Antonio Conte ha risposto a numerose domande dei detenuti e degli studenti presenti. Di seguito le sue dichiarazioni integrali:

"Come in tante famiglie c’era un piatto da mangiare, non era una situazione agiata. In più c’era papà che aveva la passione per il calcio, aveva questa squadra, la Juventina Lecce, dove faceva tutto: presidente, allenatore, magazziniere, metteva il grasso ai palloni, lavava le maglie. Ho vissuto il calcio a 360 gradi, a casa mia la domenica era una festa: era l’unico giorno per poter stare con papà, che mi portava al campo e mi faceva vedere la squadra. Al tempo stesso la squadra aveva un settore giovanile, ci allenavamo in un campo dove c’era un rione, Chiesa Greca, in cui era difficile entrare: se lo facevi vestito, uscivi che potevi rimanere in mutande. Era una situazione difficile, nel nostro campo abbiamo sempre creato una situazione dove c’era un agglomerato di ragazzi che comunque volevano giocare a calcio, ma dopo il calcio c’era la strada. Per loro, per me: voi sapete benissimo che vivere la strada non è facile per niente, devi essere forte, non è per tutti. Bisogna essere fortunati, cercare sempre di andare dalla parte giusta anche se tante volte le situazioni offerte, un po’ per debolezza, un po’ perché vogliamo sentirci forti e grandi, magari prendiamo strade più difficili. Ho voluto essere qui perché tanti amici che hanno giocato a calcio con me si sono persi durante il percorso, alcuni hanno fatto delle strade diverse, dove sono stati più sfortunati e hanno commesso degli errori. Stare qui per me oggi è dimostrare una vicinanza a persone con cui sono sempre stato molto vicino, con cui ho percorso una strada. Alcuni per sfortuna hanno preso strade diverse e ne hanno pagato le conseguenze, ma nell’errore c’è sempre la possibilità di ravvedersi, di capire, di tornare sulla strada giusta. E lo sta dicendo uno che la strada l’ho vissuta, nel bene e nel male. Ho avuto una educazione rigida dai miei genitori: papà quando tornava, se poco poco mia madre diceva che avevo fatto a botte o avevo rotto qualcosa con il pallone, o che ero stato in sala giochi, erano botte vere. Però ringrazio i miei genitori, parliamo di tantissimi anni fa: non c’era il discorso di oggi, il dialogo prima erano due parole, che è successo? Poi erano botte. Ripeto, ho voluto proprio venire e stare qui con voi per il tempo che avremo, ho veramente piacere nel condividere il tempo con voi, di parlare della mia esperienza umana e sportiva. Per me è un piacere, non faccio tantissime cose come sa il Napoli: questa è una delle prime, ma l’ho richiesta con grande piacere perché penso che possa far prima di tutto bene a me stesso, stare qui con voi, e cercare di dirvi qualcosa che possa rimanere nel vostro cuore e nella vostra testa".

Sul concetto di non mollare mai 

"Sul discorso della routine giornaliera ognuno di noi se la crea: se parlo della mia, alla fine tutti i giorni sono quasi uguali per come sono cadenzati. Mi alzo, faccio colazione, vado al campo un paio d’ore prima dei calciatori perché c’è da vedersi con lo staff, per preparare l’allenamento ed il video di ciò che dobbiamo fare e chi dobbiamo affrontare con i ragazzi. Finito l’allenamento ci fermiamo con lo staff per fare alcune considerazioni su ciò che abbiamo visto, quando hai 25-26 ragazzi è giusto prestare attenzione: ci può essere che qualcuno si sia allenato al di sotto delle possibilità, e cerchiamo di capire il perché. Poi si va a casa, se riesco vado a cena fuori perché mi piace molto mangiare: è un anti stress per me, è uno dei pochi momenti in cui non penso al calcio. E a Napoli puoi mangiare di tutto. Questa è un po’ la routine, ma bisogna pure affrontarla al meglio: l’allenamento quotidiano non è facile, tutti siamo umani e abbiamo dei giorni con dei problemi nostri, siamo scazzati, ma devi presentarti di fronte a 25 ragazzi, a 10-15 membri dello staff, ai medici, non sempre dell’umore giusto. Ci sono momenti in cui non sei predisposto devi avere la forza per cercare di essere all’altezza della situazione, per mettere le persone nelle condizioni migliori per dare il massimo. Io per ricevere devo prima dare, la cosa più bella è che prima di chiedere devi dare tutto. Se vogliamo chiedere qualcosa, la gente deve capire che sei il primo a dare tutto, a dare il massimo, e a quel punto hai la possibilità di chiederlo agli altri, di avere questa pretesa. Poi devi anche capire che c’è chi può farlo di più e può farlo di meno, nella diversità delle situazioni devi tirare fuori il meglio da chi lavora con te".

Conte incontra i detenuti a Poggioreale

E ha proseguito:

"Il discorso del non mollare mai? Dirlo è molto più semplice, ma tante volte nella nostra testa, e anche a me è capitato, di pensare ‘ma che caz**, quasi quasi mollo’. Perché alla fine quando subentrano situazioni difficili ed imprevisti, quando vedi tutto nero, o quando vedi che tante situazioni sono veramente difficili da risolvere, la prima cosa che viene in mente a tutti è ‘ma perché? Chi me l’ha fatto fare?’. Lì dobbiamo trovare la forza, deve darcela il fatto di sapere che non siamo dei deboli, la differenza sta nel modo in cui rispondiamo alla difficoltà. Se molliamo veramente oppure se ci rimbocchiamo le maniche e mettiamo le mani nella terra e nella cacca. Questa è la differenza tra mollare e non mollare, ma mollare spesso e volentieri è un pensiero che viene a tutti, non dobbiamo sentirci deboli perché è umano quello che accade. Quello che deve distinguerci rispetto alla massa è come noi reagiamo a questo tipo di situazione. Questo è quello che fa la differenza, e lo insegno ai ragazzi: quando le cose vanno bene siamo tutti bravi, nella difficoltà ho imparato tanto e sono migliorato tanto. Quando tutto è semplice e facile, si impara poco. Quando trovi la strada in salita, è lì che capisci e inizi a conoscere te stesso. La disciplina conta, ricordatevi che quando si parla anche di motivazioni c’è una differenza: la motivazione è momentanea, la disciplina è per sempre. Ti porta a fare qualcosa di importante, significa che nei giorni in cui non si ha voglia di fare niente, e parlo per ciò che mi riguarda, magari non ho voglia di allenare i ragazzi, diciamo per finta, perché ho litigato con mia moglie o altro, la disciplina ci porta ad essere costanti a prescindere dal nostro umore. Allenarsi è fatica, ho fatto il calciatore e non ho fatto un altro mestiere. Questo mi aiuta a sapere cosa pensano i calciatori. Ho fatto il calciatore e so cosa mi stanno chiedendo quando vengono da me. Nell’allenamento c’è una parte ludica, dev’esserci divertimento, ma allenarsi secondo me, anche andando in palestra o correndo, è comunque fatica. Se noi vogliamo avere miglioramenti, la disciplina è alla base di tutto, ci fa diventare ciò che vogliamo essere".

Sul talento e la disciplina

"Ho visto tanti ragazzi con talento che giocavano con me, ho sempre detto che ero un buon calciatore ma la disciplina e la voglia di migliorarmi mi ha portato ad essere un bravo calciatore. C’erano tanti ragazzi partiti con me che avevano molto più talento, ma erano indisciplinati, non avevano la costanza nel dire ‘voglio provare a diventare un calciatore’. La disciplina va per tutte le cose: io ho studiato e voglio raccontare una cosa. A casa mia c’è sempre stata una condizione: vuoi giocare a calcio? Vai bene a scuola. Mio padre mi disse questo, non gliene fregava della squadra o dell’essere bravo, serviva andare bene a scuola. E lì serviva la disciplina, ho sempre messo di pari passo scuola e calcio, ho continuato anche da professionista per dare una soddisfazione personale ai miei genitori, mi sono laureato perché il mio sogno era fare il professore di educazione fisica senza il calcio. La disciplina è fatica, dev’esserci la motivazione e la disciplina nel voler raggiungere il traguardo. Ma la disciplina non è da tutti e non è per tutti".

Sul concetto di vittoria

"Io ho chiamato mia figlia Vittoria, questo la dice tutta un pochettino su quello che io considero questa parola. È una parola un po’… per me è una spinta vincere. Per me è una spinta eccezionale. Allo stesso tempo una dannazione, perché più volte l’ho detto anche durante alcune interviste. Faccio fatica ad accettare la sconfitta a livello personale, per me è un po’ come morire. Un paio di giorni vado in morte apparente. Lo dico anche vergognandomi un pochettino. Non è una questione di vergogna, è una questione di sentire determinate cose, ecco. A me vincere fa star bene, anche se so che la vittoria mi dura veramente poco. La vittoria è il tempo che l’arbitro fa i tre fischi, festeggi con i ragazzi e i tifosi. Entri nello spogliatoio, te la godi la sera e il giorno dopo pensi alla partita seguente. La non vittoria dura di più, finché non giocherai la prossima partita. Il fatto di star male, di non vincere, mi spinge a dare tutto. Quello che cerco di trasferire ai calciatori è di far sentire questo dolore, alla fine per me è un dolore perché non vincere significa che qualcosa è andato storto e che forse non siamo stati bravi a preparare la partita, non sono stato bravo a dare le giuste indicazioni, non sono stato bravo a spingere i giocatori nella giusta direzione, non mi sono accorto di un rilassamento, non li ho motivati nella giusta maniera. Questo ti fa capire per me cos’è la vittoria. Per vincere non ti alzi al mattino e dici ‘Adesso vinciamo’. Le vittorie le costruisci durante un percorso che inizia. C’è un punto di inizio e giorno per giorno inizia a costruire secondo il tuo modello, secondo il tuo modo di vedere le cose, il modo di intendere la fatica. E cerchi di trasmettere questo ai calciatori. Io credo tantissimo nel lavoro, è il lavoro che ti porta ad ottenere grandi risultati, sia che tu possa avere dei fenomeni in gruppo o dei mezzi fenomeni. Alla fine loro devono capire che c’è possibilità di migliorare e c’è solo un modo per farlo, lavorare, sognare, prepararsi quotidianamente ad offrire il meglio di loro stessi. E non mi riferisco solo a quando vengono al campo per due ore. Il calciatore vive poi le altre 22 ore da solo, quindi deve imparare ad alimentarsi bene, a riposarsi bene, a capire come comportarsi in tutte le situazioni. Io nel mio piccolo cerco di dare questo ai ragazzi e in più a fargli capire la differenza che c’è tra vittoria e non vittoria. Anche il pareggio per me è una mezza sconfitta. Quando vedo gente ridere dopo che abbiamo perso… mmh… questo mi fa incazzare molto. Quando vedo questo significa che ancora non sono entrato nelle teste e nei cuori dei miei ragazzi. Non parlo solamente dei miei calciatori, ma di tutte le persone che lavorano con noi, fisioterapisti, dottori, magazzinieri. Si vince tutti insieme e si perde tutti insieme. Per chi lavora con me è importante capire la differenza tra vincere e non vincere. Quello ti porta poi la volta seguente a dare quel qualcosa in più per non stare male, ecco".

Sull'importanza della disciplina 

"Lo sport sicuramente può aiutare tanto, perché comunque lo sport ti dà l’opportunità di scegliere un qualcosa che prima di tutto fa bene a te stesso a livello fisico, psicologico. È provato che dopo che fai sport ti senti bene perché il tuo corpo rilascia endocrine che Ono antidepressivi naturali che abbiamo tutti noi. Lo sport ti insegna la disciplina. Qualsiasi sport tu voglia fare, devi essere disciplinato se vuoi avere miglioramenti dal punto di vista fisico, metabolico. Lo sport ti porta ad intraprendere la via della disciplina e questo è importante, ti dà un obiettivo".

Sugli errori

"Gli errori li commettiamo tutti indistintamente. Come dicevo prima, dall’errore tu impari. Dalla sconfitta tu impari se la vogliamo riportare dal punto di vista calcistico. Ho imparato veramente poco dalle vittorie, ho imparato di già dalle sconfitte perché tu vai a rivedere la partita e gli errori commessi, fai vedere alcune situazioni ai tuoi calciatori. Io non parlo di errori, ma di cose che si potevano fare meglio. Con quell’errore commesso, però, tu è logico che se commetti un errore non ci rifletti e vai avanti poi ne commetti altri. Ma se commetti un errore e hai la non presunzione di non dire ‘Non ho sbagliato’ invece di dire ‘Potevo fare meglio’, ed inizi ad analizzare bene la situazione, vedrai che la prossima volta sarai una persona migliore. Quando noi andiamo ad analizzare errori è inevitabile che quando mostri queste cose al calciatore, mi auguro che la volta dopo la faccia in maniera migliore o comunque non con l’errore grossolano che c’è stato. Io penso che l’errore sia umano. Si dice ‘Errare è umano, perseverare è diabolico’. È quello che non dobbiamo fare. Gli errori li commettiamo tutti, posso farlo nell’educazione con mia figlia o nel rapporto con mia moglie. A volte anche nella gestione con alcuni calciatori. È inevitabile che poi dopo ci penso. Quando commetto errori ho bisogno di intervenire subito per stare meglio. So che ho commesso qualcosa di sbagliato e già ammettere un errore è una redenzione e provare poi ad essere migliore. L’errore fa parte della nostra vita in tutto e per tutto, è il perseverare che bisogna evitare. Ricominciare da zero è impossibile nel senso che si può partire da zero, ma non dimentichiamoci perché siamo dovuti ripartire da zero per non ritrovarci di nuovo a dirci ‘Ripartiamo da zero un’altra volta perché si commettono di nuovo errori. Questo è importante, uno dice ‘Riparto da zero, ma non dimentico l’errore commesso’. Quello mi deve dare la forza per fare 0-1-5-10-20 e non torno indietro: arrivo e continuo a salire, io penso questo sia importante".

Sulla paura di fallire

"Come dicevo prima nel discorso del mollare no? Tutti abbiamo paura di fallire, tutti indistintamente. Noi iniziamo una partita e tu pensi che io ogni volta non ho la paura che non vinciamo? Quella sana paura, ecco. Mettiamoci affianco alla paura o alla paura del fallimento l’aggettivo ‘sana’. Se lo facciamo quella paura del fallimento diventa una spinta forte per non farti fallire. Se parli di paura del fallimento e ti fai sopraffare dalla paura tu fallisci. Quando noi iniziamo una partita di calcio, la prepariamo… le ore che patisco di più sono quando giochiamo alle 18:00, mangiamo a mezzogiorno e andiamo in camera. Dalle 12:00 alle 15:00 stai lì con i tuoi pensieri e ti monta quell’ansia. Poi facciamo il break e ancora un’altra ora e mezza da solo in cui ti vengono i pensieri ‘E se non vinciamo?’. La differenza dove sta? Tu pensi che i calciatori non abbiano paura di perdere la partita? Tutti. Io quando giocavo avevo paura di perdere una partita. Quella paura deve farmi cacciare le unghie e i denti affilati per dire ‘Io non voglio fallire e farò di tutto per non fallire’. Cambia l’approccio, capisci? Se tu dici ‘Mamma mia e se perdiamo?’ La partita la perdi senza preparati a combattere e senza essere pronto a dare te stesso. Noi quando giochiamo per me è vivere o morire a livello sportivo, una squadra vive e l’altra muore. Tutto sta nell’approccio che tu dimostri. Io dico che se abbiamo la sana paura di fallire che ben venga. Noi dobbiamo sapere che c’è questa eventualità, che posso fare? Mi attrezzo, metto tutta la mia voglia, la mia determinazione per evitare che ciò accada. Poi può anche accadere, però sai che ci hai messo tutto per evitare la sconfitta ed il fallimento. Il fallimento è una cosa momentanea, così come la vittoria. Dopo c’è sempre vita, sia dopo la vittoria perché sei stato bravo, ma poi dopo devi rivincere. Quando fallisci cadi e devi essere veloce a non stare tanto a terra perché se no ti calpestano e devi sapere che può accadere e che è accaduto a tutti. La forza non dobbiamo mai perderla, chi ci vuole distruggere o far fallire deve trovare di fronte qualcuno che è avvelenato, pronto a far di tutto affinché non accada il fallimento".

Sulla Nazionale

A Conte poi viene chiesto:

"A proposito di fallimento, dopo il fallimento della nostra cara Nazionale, si è parlato anche di Conte futuro mister della Nazionale. È vera questa notizia?"

"(Conte ride, ndr). Non possiamo, non possiamo. No, vabbè non c'è problema (per la domanda, ndr), assolutamente (ride ancora, ndr)".

Conte incontra i detenuti a Poggioreale

Si ringrazia per le immagini i colleghi di SiComunicazione.

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