San Paolo 1969

21 luglio 1969, l’uomo muoveva il primo passo sulla Luna: cosa accadeva in casa Napoli?

21.07.2019
20:30
Gaetano Pantaleo

Il 21 luglio 1969 l'uomo sbarcava sulla Luna, ecco cosa accadeva contemporaneamente in casa SSC Napoli: da Chiappella ad Altafini fino ad addii dolorosi

Il 20 luglio del 1969, alle ore 22:17 italiane, il LEM della missione nota come “Apollo 11” atterrava sulla Luna. Il 21 luglio, alle ore 04:56, uno dei due astronauti a bordo della navicella, Neil Armstrong, metteva il primo piede umano sulla superficie lunare. Diciannove minuti più tardi, poi, era la volta dell’altro navigante dello spazio, Buzz Aldrin. Cinquant’anni dopo, si tratta ancora di uno dei traguardi più noti, importanti e suggestivi mai raggiunti dalla scienza, con gli Stati Uniti che si aggiudicavano in questo modo la corsa allo spazio a discapito dell’Unione Sovietica. Il presidente della Repubblica in Italia era Giuseppe Saragat, i cosiddetti “Anni di piombo” erano appena iniziati, negli USA si era da poco insidiato Richard Nixon, raccogliendo l’eredità di Lyndon B. Johnson, ed il leader del Partito Comunista sovietico era Brèžnev. A distanza di mezzo secolo, un interrogativo sorge spontaneo: come se la passava, in quel periodo, la SSC Napoli?

Giuseppe Chiappella, allenatore del Napoli nel 1969 quando l'uomo sbarcò sulla Luna

Il presidente del club azzurro era Corrado Ferlaino mentre l’allenatore era lo storico Giuseppe Chiappella, alla guida dei partenopei dal 1968 fino al 1973. Si trattava di un Napoli che studiava per diventare grande ma che aveva già ottime individualità. Tra i pali c’era sua maestà Dino Zoff, a dettare i tempi in cabina di regia era la bandiera Antonio Juliano e l’attacco era guidato da José Altafini, prima idolo del San Paolo e poi ribattezzato “Core ‘ngrato” dopo il suo passaggio alla Juventus. Ma non è tutto. Già, perché faceva parte di quella squadra anche Ottavio Bianchi, che poi da allenatore consegnò al popolo napoletano il primo storico scudetto nella stagione 1986/1987 e, due anni più tardi, la prima Coppa UEFA. Da comprimario, invece, iniziava a muovere i primi passi un altro centrocampista destinato poi a diventare una icona del Napoli, vale a dire “

Il Baronetto di PosillipoGianni Improta. Di certo non meno meritevoli di menzione altri due pilastri della storia del calcio partenopeo: il terzino sinistro Luigi Pogliana e Vincenzo Montefusco (rispettivamente 196 e 156 gettoni in maglia azzurra solo in Serie A).

Luigi Pogliano, difensore del Napoli nel 1969 quando l'uomo sbarcò sulla Luna

Estate 1969, addii dolorosi in casa Napoli

Proprio a ridosso del primo allunaggio, però, si consumavano in terra campana addii (uno si sarebbe poi rivelato poi un semplice “arrivederci” visto il suo ritorno nel 1972) dolorosi. Dopo 166 partite condite da 49 reti solo in campionato salutava la città all’ombra del Vesuvio Jarbas Faustino, meglio noto come Cané, per approdare al Bari, mentre appendeva gli scarpini al chiodo in maniera definitiva Enrique Omar Sivori, uno dei giocatori più forti della storia del calcio.

Sivori e Altafini, giocatori del Napoli nel 1969 quando l'uomo sbarcò sulla Luna

Salutò la corte azzurra anche Claudio Sala, che sbarcò a Torino 480 milioni di lire (una cifra spaventosa per i parametri dell'epoca). In termini di risultati, poi, la squadra costruita in contemporanea rispetto allo sbarco dell’uomo sulla Luna furono discreti: sesto posto in campionato, ottavi di finale nella Coppa delle Fiere, l’antenato della Coppa UEFA, una finale persa male con lo Swindon Town in Coppa Italo-inglese ed una eliminazione amara al primo turno di Coppa Italia. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, come si suol dire. E’ cambiato tutto. O meglio, quasi tutto, dal momento che a ben guardare c’è un elemento a fare da filo rosso tra il Napoli di oggi e quello di mezzo secolo fa. Cosa? Ovviamente lo stadio San Paolo che, seppur sotto una nuova veste dopo gli ultimi lavori effettuati, continua ad essere la casa della squadra azzurra.

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