Giuntoli story - Biffi: "Lo scelsi come padrino di battesimo per mio figlio. Andava a correre con una muta da pesca per sgrassarsi. Il suo 'non fare il fenomeno che ti mena' mi costò squalifiche e multe" [ESCLUSIVA]

09.05.2020
19:00
Bruno Galvan

Roberto Biffi racconta Cristiano Giuntoli in esclusiva su CalcioNapoli24

Ultimissime Napoli - Uno ti alzava e l'altro ti stendeva. La coppia centrale Biffi-Giuntoli era tra le più temute in serie D e C2. Quando gli attaccanti dovevano affrontarli si facevano il segno della croce perché erano novanta minuti di battaglia tra entrate, trucchi del mestiere, provocazioni e maniere forti. Se in campo Roberto e Cristiano erano due autentici bodyguard che non facevano sconti a nessuno, fuori dal rettangolo verde si trasformavano nei ragazzi tranquilli ed amorevoli della riviera ligure. Tra di loro c'è un'amicizia storica, certificata poi da un gesto indimenticabile: 

"E' il padrino di mio figlio, quindi per me è come se fosse un fratello. Siamo rimasti in ottimi rapporti e mi fa molto piacere che oggi sia in una società prestigiosa come il Napoli. Lui - racconta Biffi in esclusiva ai nostri microfoni - è uno che si è fatto da solo senza alcun tipo di raccomandazione. Oggi magari vedi grandi ex calciatori che sono già direttori in serie A o B senza avere curriculum. Cristiano si è guadagnato tutto con il sacrificio"

Giuntoli alla Sanremese

Come la prese quando gli dicesti "Ho scelto te come padrino di mio figlio"?

"Accettò senza problemi, ma non avevo dubbi. Era sempre a casa mia. Anche quando poi ha lasciato la Sanremese per andare altrove, appena era in zona ha sempre torvato un minuto per venirmi a trovare"

Tu e Cristiano non eravate due centrali particolarmente teneri...

"Diciamo che ci facevamo rispettare! C'è un aneddoto divertente che voglio

raccontare. Giuntoli diceva agli avversari facendo riferimento a me: "Oh, guarda che quello ti mena: non fare il fenomeno!". A palla lontana prendevo Cristiano e facevo: "Ma menalo tu: perché devo farlo io?". Morale della favola, lui entrava e non beccava nessuna sanzione. Al primo intervento duro mio mi prendevo il rosso. Quella sua battuta agli attaccanti mi costò squalifiche ed anche un po' di soldi per la condotta (ride ndr). In campo era uno spettacolo perché se ne inventava sempre una"

Biffi e Giuntoli alla Sanremese

Raccontaci come era nel quotidiano

"Era un piacione, gli piaceva molto prendersi dura della sua persona. Anche se fumava qualche sigaretta di troppo. Quando glielo facevo notare, lui si difendeva: "Ma dai, è la prima!""

Era un professionista a 360°

"Guai se perdeva d'occhio il peso. Era uno che andava a correre ogni giorno ed io ero il compagno prescelto. Ricordo che per sgrassarsi, uso un termine a lui caro, indossava la muta da pesca tagliando la parte delle braccia e dei piedi. Era una roba imbarazzante perchè andava fortissimo nonostante questa roba lo comprimesse. Un giorno ci fece scalare una collina trovando ad ogni chilometro una frase per invogliarmi a finire. Mi diceva: "Dai che dopo questo tornante ci sono altri 500 metri e siamo arrivati: conosco la strada". Invece era tutta una finta per farmi resistere".

Biffi e Giuntoli

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