Quagliarella andò via perché litigò con un azzurro, ora si incroceranno di nuovo

28.02.2015
23:35
Redazione

La valigia fu fatta per andare proprio a Torino, sponda granata, nel '97: tre anni di settore giovanile gli fruttarono e il primo contratto da professionista, poi l'esordio in Serie A del 14 maggio del 2000. Il girotondo del calcio lo ha portato alla Florentia Viola in C2 e a Chieti in C1. Il ritorno in granata nel 2004-2005 e la promozione in Serie B. Il fallimento del club granata e l'inizio di un pellegrinaggio continuo: Ascoli, Udinese, Sampdoria. Giocate spettacolari e gol increbili un piccolo passaporto per il "Pelè bianco", come lo chiamavano quando era ragazzino. La grande occasione gliela diede De Laurentiis, quando lo elesse a simbolo del suo Napoli dei napoletani. Operazione milionaria con l'Udinese, e primo acquisto di grido della gestione del produttore cinematografico. Hamsik e Lavezzi, ormai affermati, erano arrivati da sconosciuti. Lui invece fu l'uomo della ribalta, acclamato come un idolo. Fu proprio questo, forse che lo mise sotto una luce scura, dove la fatica a far gol (alla fine ne arrivavano 11) divenne un humus per critiche e diffidenze: anche da parte di quei tifosi che con troppa fretta lo giudicarano. Un feeling mai nato con Mazzarri toccò l'apice negativo nell'espulsione della gara con il Parma, dove il Napoli fu sconfitto. Ma soprattutto il vicolo cieco si aprì quando la partita con il Catania tolse il velo a un rapporto difficile con il "clan" dei sudamericani. Quagliarella si lamentò palesemente con Lavezzi per non avergli dato il pallone quando lui era solo e pronto a segnare. Occhiatacce in campo e (a quanto si dice) un muso a muso negli spogliatoi con Gargano, che si elesse a difensore del compagno argentino. Tensioni, però, sempre smentite dai diretti interessati, così come da Mazzarri. Una stagione volata in fretta, dove un finale in crescendo non bastò ad evitare che si disegnasse l'epilogo più triste. Cessione dopo appena un anno, tra polemiche e frecciatine. "Lo hanno mandato via", "No, se n'è voluto andare lui", l'eterna partita di rimpalli tra pro e contro. Tra chi lo chiama traditore e chi ancora oggi lo rimpiange. Solo Cavani, e non uno qualsiasi, ne rimpiazzò il ruolo di idolo e riferimento. Un odio fatto d'amore: un rumore di rimpianto. "Ci farebbe comodo ancora oggi", qualcuno mormora. Domani sera, intanto, l'incrocio inevitabile: il gol dell'ex è in agguato - si legge su Gianlucadimarzio.com.

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