Pedullà tuona: "Mi aspetto tante dimissioni, dispiace per Gattuso"
Ultime notizie Italia - Alfredo Pedullà, giornalista, ha commentato la debacle della Nazionale italiana contro la Bosnia con un video pubblicato sul proprio canale YouTube:
"Ci sono delle valutazioni che andranno fatte a freddo, perché a me il cuore sinceramente non basta nel momento in cui commetti un errore marchiano, perché sicuramente è stato imperdonabile Bastoni nella sua interpretazione. In quel caso lì, secondo me, lasci scivolare il pallone, prendi anche gol, tutto da verificare, ma non lasci la squadra in 10 e quindi poi la sofferenza è stata enorme. E adesso la Bosnia ha la possibilità di chiudere questa pratica e di chiudere la pratica come chiude adesso, trasformando il quarto rigore, malgrado la parata abbozzata da parte di Donnarumma, e l'umiliazione che adesso pervade i nostri sentimenti, senza un punto di ritorno, un punto di non ritorno, semplicemente perché andiamo a casa per la terza volta consecutiva, non giochiamo il Mondiale per la terza volta consecutiva, ci esponiamo a queste figure dando agli altri la possibilità di esprimere il loro calcio, di prenderci in giro, di metterla sul piano.
Abbiamo avuto un cuore, ragazzi, ma se commetti degli errori, come sono stati commessi in una partita sul filo, l'errore di Bastoni sicuramente imperdonabile, non siamo difendibili e siamo assolutamente indifendibili. La partita avrebbe preso un'altra piega. L'abbiamo affrontata nel modo giusto. È inutile adesso raccontarla per 40 minuti. Abbiamo trovato un gran gol di Kean. Abbiamo sofferto poco anche le individualità da parte della Bosnia, che adesso sta festeggiando come se avesse vinto il Mondiale. L'ambiente ha aiutato, ma noi viviamo un'altra cocente umiliazione all'interno di un sistema sbagliato, in cui ci dobbiamo aggrappare agli episodi, in cui dobbiamo arrivare all'ultimo secondo per capire se prendiamo il bussolotto giusto, in cui ci esponiamo a delle figuracce perché basta una cosa fatta male. I primi tre mesi dell'anno di Bastoni sono stati, diremmo, inenarrabili e torniamo a casa in un modo indicibile. I rimpianti sicuramente aumenteranno, perché prima esci con la Svezia nel 2018, poi esci con la Macedonia senza la possibilità di giocare contro il Portogallo nel 2022, dopodiché cerchi di fare quello che dovrebbe essere la base e non lo fai.
Il sistema italiano è morto, calcisticamente siamo sotto terra e mi aspetto delle decisioni definitive, quelle decisioni che, dal mio punto di vista, su questo canale invoco da sempre. Ci siamo e abbiamo cercato di stringerci attorno al sistema Italia, alla Nazionale, alla maglia che hai nel cuore, sperando di far vedere ai nostri figli, ai tuoi nipoti, ai miei nipotini almeno una manifestazione mondiale, che i ragazzi di 12 anni non l'hanno vista, a 16 non l'hanno vista, a 12, non la vedranno a 20. E adesso tutti i pistolotti del "siamo stati sfortunati", senza quella cosa, su questo, ascoltato eccetera... Abbiamo messo il cuore. A noi il cuore basta poco. A noi serve soltanto andare avanti, a noi serve entrare in un concetto di organizzazione che possa permettere alla Nazionale di non coprirsi di vergogna fino all'ultimo secondo, di giocare le partite quando devono essere giocate, di costruire un sistema che abbia un presidente federale all'altezza, di metterci dentro questo gioco con idee chiare, precise e definitive. Non ci siamo, non possiamo esserci. Bisogna sempre tifare per la Nazionale. È inutile adesso colpevolizzare Tizio o Caio: è un sistema morto, clinicamente morto, assolutamente malato, non in grado di reggere, senza un'iniziativa, un'idea, mezza riforma, senza qualcuno che possa spingerci verso un orizzonte, un'alba, una luce, con tutti conniventi di questo sistema che ci porta a sprofondare nel vuoto. Adesso siamo sotto il vuoto, adesso sotto non abbiamo nulla, stiamo andando in picchiata.
A me sinceramente dispiace moltissimo per Rino Gattuso, che è un uomo vero, un uomo che si è giocato tanto, un uomo che ci ha messo la faccia. Poi però, alla fine, se rischi sempre sul filo, alla fine caschi. Caschi perché non puoi aggrapparti all'episodio. Devi sperare che tutto vada liscio, devi sperare che non ti prenda in giro la Macedonia, devi sperare che non faccia gol come è successo con Trajkovski a Palermo, devi sperare con la Svezia e le polemiche del 2018, devi sperare in cose che noi avremmo dovuto già essere ai Mondiali con la sigaretta in bocca e con scelte assurde, che sono nate già a partire da quella famosa gara contro la Norvegia che ha condizionato il percorso. Poi hai cambiato a Ferragosto, a luglio cambi selezionatore, un presidente, il peggiore della storia del calcio italiano, che adesso si mette questa ennesima medaglia al petto della partita. Se volete, parlatene voi, perché io della partita faccio fatica a vivere di rimpianti.
Ne ho viste talmente tante, come ne avete viste tanti voi, che mi aspetto domattina dimissioni a raffica: andatevene a casa e restate fermi lì, perché avete ucciso ciò che era rimasto del calcio italiano. Resta l'umiliazione, la sofferenza di chi ha sempre tifato quella maglia con quattro stellette. Adesso quelle quattro stellette dovremmo toglierle e indossare la maglia di una vergogna infinita, assoluta e purtroppo annunciata. Avremmo dovuto restare sul filo di un episodio a nostro favore. Le partite, purtroppo, durano 90 minuti. Una cosa storta e vai a casa con l'umiliazione senza fine, come cantava quel grande artista che è stato Gino Paoli. Ma questa volta il "senza fine" dobbiamo nasconderci e non uscire di casa per un po' di tempo. Buon proseguimento".
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