Caso Suarez-Juve, il Tribunale condanna i vertici dell'Università per l'esame farsa
Arrivano le condanne in primo grado per i vertici dell'Università di Perugia per il caso Suarez
Ultime calcio - Si chiude con tre condanne in primo grado il procedimento legato al caso del cosiddetto Suarez “italiano”, l’esame farsa sostenuto all’Università per Stranieri di Perugia nel 2020. Il tribunale ha inflitto pene a un anno e sei mesi, con sospensione, ai vertici dell’ateneo coinvolti nell’inchiesta su presunte irregolarità nella prova di lingua italiana del calciatore.
Suarez esame farsa
Nel dettaglio, i giudici di Perugia hanno condannato l’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, l’ex direttore generale Simone Olivieri e l’ex direttrice del Centro certificazioni linguistiche Stefania Spina. Il procedimento ruotava attorno alla presunta gestione “agevolata” dell’esame di italiano sostenuto da Suarez, necessario per ottenere la cittadinanza e quindi essere tesserato come comunitario dalla Juventus.
Secondo la sentenza, gli imputati dovranno anche risarcire l’Università per Stranieri di Perugia, costituitasi parte civile, per 100.000 euro. Restano invece le assoluzioni per una parte dell’accusa di falso ideologico, mentre è stata confermata la responsabilità per altri capi contestati.
Le difese annunciano battaglia in appello e parlano di un ridimensionamento del quadro accusatorio. In particolare, l’avvocato Francesco Falcinelli, legale di Olivieri, ha dichiarato: “L’accusa si è già ridotta in questo primo grado e le condanne sono state inferiori a quelle richieste”.
Per i legali, la decisione non chiude la vicenda giudiziaria. L’avvocato David Brunelli, difensore delle altre imputate, ha sottolineato che la sentenza “segna un ridimensionamento della vicenda”, pur senza arrivare a un’assoluzione piena. “Rimaniamo convinti delle nostre ragioni”, ha aggiunto, evidenziando anche la riduzione della richiesta risarcitoria rispetto alle richieste iniziali.
Il caso, esploso nel settembre 2020, aveva ipotizzato una prova costruita ad hoc per facilitare il percorso di naturalizzazione dell’attaccante uruguaiano, poi mai approdato alla Juventus. Con le condanne di primo grado, la vicenda resta però ancora aperta sul piano giudiziario.