Pellegatti: "Bandiere? No, grazie! Lukaku può essere un capitano, ma non sarà mai come un Maradona"

26.02.2025
00:30
Redazione

Carlo Pellegatti, noto giornalista e telecronista sportivo, ha parlato delle bandiere nel calcio. Di seguito un estratto diffuso tramite comunicato stampa da Scommesse.io:

"Dicesi “bandiera” un drappo di stoffa che simboleggia una Nazione o, più in generale, un’organizzazione. Da questa definizione si può partire per comprendere il significato del termine “bandiera” nel mondo del calcio. Nel corso della storia, molti giocatori sono stati identificati con questo simbolo di alto valore, per il quale si è combattuto e si è persa la vita. Un drappo che racchiude storia, tradizione e senso di appartenenza. Tuttavia, nel calcio moderno, questo concetto sembra appartenere più al passato che al presente".

Maldini, allontanato senza troppi scrupoli:

"Basti pensare a club come il Milan, che per anni ha avuto Maldini come punto di riferimento sia in campo che in dirigenza, salvo poi allontanarlo senza troppi scrupoli, da una proprietà più attenta ai numeri che alla storia, non riconoscendogli di aver ricostruito e riportato il club al successo. C’è innegabilmente la sua firma sulla vittoria dello scudetto del 2020-21, 11 anni dopo l’ultima gioia rossonera".

Porta chiusa per Del Piero:

"Oppure alla Juventus, che non ha mai trovato un ruolo per Del Piero, nonostante sia una delle sue icone più grandi e si sia visto chiudere le porte della società dopo l’addio al calcio, in seguito a un rapporto raffreddato dalla gestione Agnelli".

Totti e Baggio e le “divergenze” con il management:

"Lo stesso destino è toccato a Totti, che, dopo un breve ruolo dirigenziale, ha lasciato la Roma per divergenze con la nuova proprietà americana. E Baggio? Fuori dagli schemi da sempre, si è allontanato volontariamente dal sistema, disilluso dalla gestione del calcio italiano dopo un’esperienza in FIGC. Il calcio di oggi guarda avanti senza più riconoscere le proprie radici. La cruda realtà ci dice che oggi forse non esistono più le vere bandiere, quei giocatori diventati simboli di una squadra e di un’era.

Guardiamo alle rose dei club più importanti per rendercene conto. In Italia, chi può essere definito una bandiera nell’Inter, nel Napoli, nel Milan, nella Juventus o nella Roma? Lautaro, Lukaku, Leao, Locatelli o Pellegrini possono indossare la fascia di capitano, ma non sono paragonabili a Bergomi, Maradona, Baresi, Maldini, Del Piero o Totti, figure leggendarie che hanno scritto la storia dei rispettivi club. Viene spontaneo chiedersi perché le grandi squadre non sventolino più le proprie bandiere come un tempo.

Ancora una volta il Milan rappresenta l’esempio più evidente di questa nuova epoca calcistica. Il blasone e i trofei restano obiettivi affascinanti, ma la sostenibilità economica e la necessità di bilanci in ordine impediscono che un giocatore possa trascorrere tutta la carriera nel club che lo ha visto nascere. Sandro Tonali, innamorato dei colori rossoneri fin da bambino, sembrava destinato a diventare la nuova bandiera. Eppure, di fronte all’offerta monstre del Newcastle, la dirigenza non ha esitato a cederlo, e lui a firmare un contratto faraonico".

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