Chiariello: "Conte ha ucciso il finale di una stagione che poteva essere interessante. Che senso hanno queste mosse?"
Ultime notizie serie A - Termina Parma-Napoli 1-1, gara valida per la 32ª giornata di campionato. E come di consueto, arriva puntuale l'editoriale di Umberto Chiariello che commenta la prestazione del Napoli di Conte al Tardini di Parma.
Editoriale Chiariello dopo Parma-Napoli 1-1
Questo l'editoriale di Umberto Chiariello al termine di Parma-Napoli 1-1:
"Eravamo attaccati a questo. Una fiammella si è spenta. Non c’è più nulla su cui ragionare.
Oggi Conte ha scritto un capolavoro al contrario, uccidendo il finale di una stagione che poteva essere interessante, perlomeno divertente. Non chiedevamo di vincere lo scudetto, perché le probabilità erano bassissime e si sapeva.
Ma questa sera l’Inter gioca una partita senza nessuna tensione emotiva. La parola pressione è scomparsa, come flatus vocis. Non c’è più.
L’Inter può perdere serenamente a Como e vince lo stesso lo scudetto, a sei punti di vantaggio matematici a sei giornate dalla fine, e gli ostacoli alti sono finiti.
Se stasera vince a Como — chi ci ascolterà in replica su YouTube, sui social eccetera saprà già com’è finita — avrà messo nove punti di vantaggio sulla seconda e avrà certificato un titolo che deve solo arrivare. Come si è arrivati a tanto?
Si è arrivati col fatto che il Napoli non solo ha dilapidato dei punti in casa col Verona — lì c’era il rigore famoso dato a Buongiorno, non significa che il Napoli non debba battere il Verona — a Torino, dove ha giocato in “scarpette di danza”, parole di Conte virgolettate.
A Bologna contro un ragazzino di 17 anni in porta che tremava, poverino, dalla paura: neanche un tiro in porta. A Udine, dove ci hanno preso proprio a schiaffoni nel secondo tempo: gol annullato, traversa, gol… siamo scomparsi.
Tutto questo non mi interessa. Ma che il Parma sia la prima squadra di questo campionato con cui il Napoli non vince né all’andata né al ritorno… e se per questo non ci ha vinto manco l’anno scorso — perché l’anno scorso ci siamo cuciti lo scudetto teoricamente a Parma, ma grazie ad altri, non grazie a noi — perché noi la partita a Parma non l’abbiamo vinta, ricordiamocelo.
Giocammo una pessima partita, ricordiamocelo. E non ci abbiamo vinto manco quest’anno. Anzi: pareggio all’andata col Parma imbottito di otto riserve, un portiere esordiente dalla C alla A. E oggi.
Cosa c’è in comune tra i due pareggi? Che il Napoli ha tirato in porta non più di tre volte. Veramente sotto il minimo sindacale.
Ha voglia Conte a dire: “No, ma il sogno non è finito, sono sei punti”… ma non ci prendiamo in giro, signori cari.
E non mi può dire Conte: “Eh certo, se la partita si mette subito male perché dopo 34 secondi uno strafalcione clamoroso di Juan Jesus permette a Strefezza di fare gol”… questo non significa che tu non la puoi vincere, la partita.
Al 60º l’hai pareggiata col solito uomo della provvidenza, Scott McTominay, nell’unica palla giocabile e ben giocata da un… Hai 34 minuti per vincere la partita.
Il vento spira tutto a tuo favore a quel punto. L’inerzia della gara è cambiata. Tu hai l’entusiasmo e loro subiscono la botta del gol. Loro non hanno attaccanti.
Pensate che Pellegrino, il loro bomber squalificato… ha giocato uno che giocava nella Serie B, il Grenoble francese, dove aveva fatto quattro gol. Pensate che bomber.
Solo che è uno stangone di 1,96 m, un armadio a muro. E noi, come dei provoloni, siamo andati a saltare in due su uno stangone del genere, quando una volta si insegnava che a centrocampo il gigante lo si lascia saltare da solo: ti vai a prendere la seconda palla con facilità.
Invece Buongiorno sbaglia ad andare a saltare. Ma quando Juan Jesus, che si perde l’uomo, va a saltare insieme a Buongiorno… che senso ha? L’errore è fatto.
Primo tempo: zero tiri in porta.
Questi famosi “Fab Four”… ma a che servono? Non si era già vista a inizio stagione quanta fatica facevano tutti e quattro insieme?
Nessuno di loro ha il cambio passo, nessuno ha il dribbling vincente nell’uno contro uno.
McTominay ha caratteristiche da incursore. De Bruyne ha piedi d’oro, con cui può servire palloni o tentare il tiro da fuori — cosa che non fa mai a Napoli.
Lobotka invece ha caratteristiche totalmente diverse: è un regista difensivo. Non ha il cambio gioco, non ha la giocata illuminante, però a ritmo e possesso palla non gliela togli mai.
Ma tutti e quattro insieme vuol dire votarsi a un tran-tran stucchevole contro una difesa schierata col 5-4-1.
Noi abbiamo importato l’unico allenatore spagnolo che viene qui a fare il catenaccio più totale. Dicono che a Roma lo vogliono fare cittadino onorario, presidente dell’ATAC, per i pullman che mette davanti alla porta.
Si salva il Parma, eh. Obiettivo raggiunto, giocando malissimo.
Però oggi sentire Conte, dopo aver fatto danni con una formazione sbagliata e cambi ancora più sbagliati… contro un Parma che non aveva più punte in campo, mantenere tre difensori puri: ma che senso ha?
Far uscire De Bruyne: che senso ha?
Sapete chi è stato il regista oggi? Quello che ha corso più di tutti, ma a vuoto. Olivera.
Gli altri erano controllati. A Olivera lasciavano libertà di avanzare, tanto non è nelle sue corde.
E che lo tieni a fare in campo?
Perché Ngonge non deve giocare questa partita, quando serve uno dell’uno contro uno?
Non è Kvaratskhelia, non è un fenomeno, ma è utile contro difese chiuse.
Poi sento dire: “Eh ma il Parma aveva segnato subito, era difficile”… ma che stai dicendo?
Il Parma è una squadra che si è salvata in trasferta: 21 punti su 16 partite. Ma in casa è quartultimo: 15 punti, sette sconfitte.
Che squadrone è? Quando pareggi al 60º, che fai? Togli Politano, De Bruyne e Højlund? Tu devi sfruttare il momento.
E invece il Napoli ha prodotto: un colpo di testa sbagliato di Elmas un mezzo tiro di Ngonge
Basta. Oggi era una giornata in cui il Napoli poteva mettere pressione all’Inter. Poteva alimentare un sogno.
Ce l’ha sulla coscienza Antonio Conte. Poi a fine stagione mette anche pepe con dichiarazioni sulla nazionale. Gli scenari sono due: o si separano, oppure continuano. Conte è un grande allenatore, bravissimo nelle emergenze. Ma quando deve guidare con coraggio… Se oggi la perdi in contropiede, che cambia?
Provala a vincere. De Laurentiis ha detto: “In Italia ci uccide il tatticismo”. Forse si riferiva anche al suo allenatore. Conte è straordinario, ma anche un incantatore di serpenti. Ma stasera, a me, Antonio Conte non me la fai. Questa — vedi? — ce l’hai spenta tu.