Pelillo... nell'uovo - Lezioni di Champions: non serve lo sceicco e i talenti si aspettano...

24.08.2020
11:50
Redazione

Una squadra, nell'undici titolare, costata poco più di 100 milioni di euro. Una lezione al calcio di oggi, dove il danaro prevale essendo stato trasformato lo sport in una fabbrica di soldi. Soldi che poi escono dalle tasche degli appassionati attraverso abbonamenti tv, abbigliamento e qualche biglietto allo stadio. Appassionati spesso bistrattati da dirigenti e presunti giornalisti travestiti nella curiosa veste di educatori.

Soldi che prevalgono grazie alla storica sentenza Bosman degli anni '90, che permette ai calciatori di liberarsi a parametro zero, e all'ingresso degli sceicchi. I petrodollari hanno sballato il mercato innescando un'inflazione pazzesca negli ultimi anni. Le difficoltà per i club sono aumentate per tenere il passo ma da Monaco arriva una lezione, l'ennesima. C'è una regina che vince, si chiama competenza. Se l'undici del Bayern è costato meno della metà di un solo calciatore del Psg (Neymar), qualcosa vorrà significare. Va detto che la squadra tedesca rimane solida e ricca. In panchina siedono elementi costati anche 70 milioni singolarmente, come Coutinho. Non è proprio tutto oro quello che luccica. L'undici in campo è in parte una lezione per i tedeschi stessi che hanno i pezzi costosi in panchina.

La competenza si attua attraverso tre strade: saper scegliere i calciatori, saperne dare il giusto valore, programmare un progetto tecnico-tattico. Così si è mosso Rumenigge, ormai un'icona del Bayern tra calcio giocato e scrivania. I tedeschi hanno saputo pazientare proseguendo sullo stesso schema tattico e andando a cercare i nuovi Ribery e Robben. Hanno impiegato del tempo ed hanno anche speso, ma alla fine dei conti le nuove ali di un progetto tecnico-tattico scelto tempo fa sono costate poco e sono state attese. Gnabry e Coman, due giovani che hanno avuto il loro tempo, senza essere bruciati. La competenza,

infatti non si mostra soltanto nella scelta, ma anche nella decisione di attendere un talento che impiega del tempo ad uscire, come Coman.

E così il Bayern dei record di vittorie in Champions, del nuovo triplete, vince con un giusto mix di esperienza e giovani talenti. Vince la competenza, vince chi sceglie i calciatori, non solo chi ha più soldi di tutti creando anche tanti debiti. Spesso la presenza degli sceicchi sul mercato maschera le incompetenze. Vengono affidati milioni e scelte di calciatori a chi non ha la preparazione adeguata o a chi non organizza un progetto tecnico-tattico nel tempo, che sia sostenibile economicamente.

Napoli ha avuto il suo esempio in questi anni da Rafa Benitez, allenatore capace anche di costruire squadre e grande conoscitore del mercato dei calciatori. Sulla campagna acquisti del 2013, basata sugli incassi di una cessione dolorosa come quella di Cavani e gli introiti della Champions, lo spagnolo ha saputo costruire un gruppo che è stato ai vertici del calcio italiano per sette anni. Un mix di calciatori pronti ed esperti con giovani che poi si sono rivelati forti come Koulibaly e Duvan Zapata. Alla base, un progetto tecnico-tattico. Due ali offensive, una punta capace di fare gol, una mezzala capace di segnare partendo da dietro. Lo spagnolo è durato solo due stagioni, ma le sue operazioni hanno prodotto calcio da vertice italiano a Napoli per sette anni, con quattro trofei di secondo piano ma ai quali Napoli non era certamente abituata.

Ora nasce il problema della continuità. Da quest'anno si potrà definitivamente chiudere quel ciclo di calciatori con le ultime partenze. La solidità economica è garantita dall'oculatezza del presidente, ma i conti non tornano comunque se non di azzeccano calciatori di in certo livello. Al Napoli sta mancando un nuovo Benitez per dare continuità a questo periodo e magari, perché no, fare pure meglio...

Fonte : Marcello Pelillo per CalcioNapoli24.it
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