Luca Ferlaino: "Vi racconto la pazza notte in cui papà portò Maradona a Capri! Andavo in curva di nascosto"
Ultime news SSC Napoli, Luca Ferlaino racconta l'incontro a Capri con Maradona
Ultime notizie SSC Napoli - L'edizione oggi in edicola del Corriere della Sera ha intervistato Luca, il figlio di Corrado Ferlaino, che è presidente di SocialCom Italia, piattaforma che trasforma il flusso continuo di dati provenienti dal web e dai social in visioni e asset strategici per aziende e istituzioni:
Lei è uno dei cinque figli di Corrado Ferlaino, il presidente del Napoli che portò in squadra Maradona. Parliamo di Maradona...
«Ho ricordi personali e altri legati al campo, come la partita Real Madrid-Napoli — giocata in uno stadio deserto a porte chiuse — che perdemmo 1 a 0. O gli allenamenti».
E quali sono i ricordi personali che ha di Diego?
«La trattativa per portarlo al Napoli fu lunga e controversa. Luglio 1984, avevo 13 anni: dopo un periodo a Positano con mamma, mi spostai da papà a Capri che mi mandò da sua sorella Renata proprio perché era preso dal caso Maradona. Era arrivato da poco e verso le 23 papà mi chiama: “Sono al Quisisana, devi raggiungermi”. Io opposi resistenza, ero stanco. Ma la sua richiesta si trasformò in un ordine. Uscii e mentre percorrevo via Camerelle vedevo gente impazzita, che correva, l’isola era andata in bomba. Non c’erano telefonini, né web e non capivo cosa stesse succedendo. Poi arrivai da papà e fu tutto chiaro: con lui c’era Maradona. Mi sembrava di sognare... andammo tutti a cena. Maradona chiese tagliolini con il tartufo bianco e partì un motoscafo da Napoli per portare il tartufo. Forse Diego pensava che in Italia era questo il piatto da ordinare. La stessa scena l’ho rivissuta 30 anni più tardi quando lui tornò a Roma per ritirare il premio Fifa. Dopo andammo a cena con il suo entourage a La Rosetta, storico ristorante di pesce al Pantheon, avevamo preso tutto il locale. E anche lì chiese tagliolini al tartufo».

Lei tifa ancora Napoli?
«Sono presidente del club ”Sempre forza Napoli” di Roma e a casa da me vediamo le partite almeno in venti. Da ragazzo andavo in curva B. Avevo l’ingresso alla Tribuna autorità, ma la partita mi piaceva vederla con i miei amici Fedayn. Quando facevo le trasferte con papà portavo un cambio: con l’autista privato entravamo allo stadio e io nei bagni della Tribuna — dove arrivavo in jeans, camicia bianca e giacca blu — tiravo fuori dallo zainetto bomber nero, sciarpa del Napoli e occhiali da sole. Mi cambiavo, allo stewart dicevo che ero lì per sbaglio, guardavo un tempo in curva e correvo di nuovo in Tribuna. Mio padre, è noto, non vedeva mai tutta la partita e andava via all’inizio del secondo tempo: facevo in fretta per non restare a piedi».